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LA STORIA DI BRUBRU' C'era una volta in una prateria lontana, lontana, un grande cespuglio verde intorno al quale viveva una colonia di animali piccoli ma molto laboriosi. Il personaggio più importante era sicuramente Giosuè Racnar, un grosso ed arrogante scarabeo verde che, in qualità di stregone era da sempre a capo della comunità. Portava un gran mantello di stelle cosparso e di piume adornato, che usava per apparire e scomparire dal nulla. Oracoli, magie e sortilegi, erano la sua specialità, tutti lo rispettavano e lo temevano per i suoi grandi poteri. Solo la vecchia Ermengarda, un'anziana chiocciola che sapeva tante storie quanti erano i fili d'erba esistenti nella prateria, osava sfidarlo. I suoi racconti, non erano fiabe come tante; se le tramandavano di generazione in generazione ma da quanto tempo, tutto questo aveva luogo, nessuno lo sapeva di certo! Si diceva che una sua prozia avesse narrato le sue storie anche ad Enrico VIII, e che un suo bis-bis-bis...nonno, con Noè in persona, avesse attraversato il diluvio universale, allietandone il tragitto. I suoi racconti erano vere e proprie premonizioni, sembravano fatti accaduti in un passato lontanissimo, ma sarebbero potuti accadere anche in un futuro molto prossimo, bastava saperli interpretare correttamente. Racnar percepiva questi racconti come una competizione ed una conseguente mancanza di rispetto. Solo lui doveva avere poteri divinatori! Ma Ermengarda, gli rispondeva, che non aveva nulla da temere e che le sue erano solo storie, il vero stregone era solo lui. In una bella e linda casetta, vivevano poi, due coccinelle rosse a pois neri, sposate da tanto tempo ma senza figli. Purtroppo lei, miss Nelly, non ne poteva avere, ciò le aveva dato tanto dolore ma, l'amore del marito, colmava ampiamente il vuoto delle tante piccole coccinelle che sarebbero potute nascere da 'sì felice unione. Lui, mister Cocci, Eugenio Cocci, era il responsabile dei servizi di spostamento della piccola cittadina. L'insediamento era piccolo ma veramente ben organizzato. Esisteva una vasta teleferica che collegava i fili d'erba tra loro, costituendo il sistema aereo; mentre invece, sul suolo era stata costruita una intricata linea ferroviaria a scivolo, su cui viaggiava ogni giorno buona parte della cittadinanza tranne quando i forti venti facevano ondeggiare pericolosamente i grandi e robusti fili d'erba e con loro l'efficiente teleferica. Ma questo ormai non accadeva da anni e anni. Un altro personaggio molto importante, se non basilare per l'esistenza degli insetti, era il signor Lungavista: incaricato di comunicare l'arrivo delle pericolose burrasche nonché, tutti gli altri imprevisti possibili. Un giorno di buon mattino il signor Lungavista diede un lungo e sonoro allarme. "Pericolo! Pericolo in vista!" "Che succede Lungavista?" Accorse trafelato mister Cocci. "Laggiù, laggiù in fondo, fuori le grandi erbe, c'è qualcosa di sospetto che si muove." Mister Cocci si sporse più che poté dalla torretta di Lungavista ma, più che qualche lievissimo tremolio non riuscì a scorgere. Non gli sembrò nulla di preoccupante e avvinto dalla curiosità decise di recarsi in loco. "Faccia attenzione mister Cocci!" Gli urlò da sopra Lungavista. Mister Cocci si addentrò nel cespuglio che aveva in precedenza adocchiato e, rovista, rovista, ecco scoperta la causa di tanti fruscii e tanta paura. Un frugoletto verdognolo e molliccio si dibatteva animatamente nella foglia che, qualcuno aveva legato intorno a lui a mo' di culla. Era un bruchetto verde a macchioline viola, dal simpatico muso bianco e rosso. Al collo aveva appesa una corteccia su cui era inciso: "Vi prego, chiunque voi siate, prendetevi cura del piccolo Brubrù, io non posso." Poche parole ma che avevano già inciso un profondo solco nella breve vita del neonato. Mister Cocci lo guardò a lungo stupefatto, non poteva crederci il grande pericolo era un piccolo bruco abbandonato. Nel frattempo Lungavista, non vedendo ritornare mister Cocci e credendolo in grave pericolo, aveva chiamato a raccolta i rinforzi. Così ora, un nutrito gruppo d'insetti armati fino ai denti, stava avanzando silenziosamente in direzione del luogo dove si trovava mister Cocci. Ma ecco che la coccinella riemerse di botto con in braccio il fagotto verde spaventando tutti quanti. "Guardate cos'era il grande nemico!" disse la coccinella mostrando il piccolo alla cittadinanza tutta ormai radunata. Mille occhi guardarono il neonato con aria stupita per poi sciogliersi subito in un tripudio di complimenti. Ma ecco che Racnar nella sua lucente armatura verde e col mantello delle grandi occasioni, si fece strada tra la folla, avvolto da un aura dorata. "Fatemelo vedere, devo assicurarmi che non sia uno spirito maligno travestito!" Disse con la sua voce baritonale il potente stregone. Lo prese dalle braccia di Mister Cocci e iniziò un lungo rituale di preghiere. Segnò varie volte il neonato sul capo a sul corpo, fino a che il piccolo, non iniziò a piangere in maniera molto fragorosa. Tutti si spaventarono e assunsero un'aria preoccupata: era forse davvero uno spirito maligno? Racnar si concentrò di più, ma dato che il piccolo stava già cercando di arrampicarsi sul suo capo, non tardò ad emettere la sentenza: "E' sano!" Un 'esclamazione generale di sollievo unì tutti i presenti ma il potente indovino aggiunse:"...anche se molto indisciplinato!" Così dicendo lo staccò da se e lo depositò tra le braccia della vecchia Ermengarda, ma il piccino non ne volle sapere di quietarsi, iniziò a piangere e a piangere. Passò di braccia in braccia, ma nessuna sembrava essere abbastanza comoda per lui finché, tornò tra quelle di mister Cocci e come per magia, un silenzio solenne scese nella prateria. Solo il fruscio del vento tra i fili d'erba accompagnava l'ormai placido sonno di Brubrù. "Sembra che il piccolo abbia deciso da solo con chi stare. Bene, che così sia! Mister Cocci e miss Nelly si prenderanno cura di lui!" Con queste parole Racnar riattraversò la folla scomparendo a poco, a poco, lasciando mister Cocci ancora sbigottito per quella incredibile novità. "Ma, ma, ma io non posso, non ne so niente di bambini e poi non è neppure della mia specie... e poi, cosa dirà mia moglie?!!!" Mister Cocci si rivolse a tutti quanti con l'aria implorante di chi è preso improvvisamente dal panico e non fa' che annaspare nell'aria. Ermengarda lo guardò con serenità e lo rassicurò dicendo: "Eugenio, non ti preoccupare, il piccolo è arrivato al momento giusto e nel posto giusto, stanne certo!" Mister Cocci tornò a casa tentennando e, varcando la soglia vide la moglie di spalle. "Sei tu Eugenio?" Chiese lei voltandosi e guardandolo di sfuggita. "Bene, sei andato a far la spesa. Metti pure tutto in frigo!" Continuò. Mister Cocci guardò il fagotto tra le sue braccia e non sapendo come porre la cosa alla moglie, le andò semplicemente accanto e glielo mostrò. "Nelly, siamo diventati papà e mamma!" Miss Nelly, guardò prima il marito in maniera interrogativa e poi abbassando lo sguardo, quello che sicuramente non era la spesa da mettere in frigo. "Oh santo cielo! Ma...ma...ma dove lo hai preso?" "Non ci crederai mai!" E le raccontò l'avventura mattutina. Le uniche parole che Nelly riuscì a dire furono: "Avrà fame. Ma cosa vorrà mangiare?" Tale fu l'emozione, che nessun altro pensiero riuscì a formularsi nella sua mente. Il piccolo bruco crebbe, divenne grande e grosso tanto che dopo poco già poteva aiutare il padre nel suo lavoro. Si arrampicava sulla teleferica quando non funzionava e s'industriava in mille altre attività; anche se lento era un bruco molto laborioso. E poi era meraviglioso calarsi giù dagli scivoli a tutta velocità e ad occhi chiusi. Mister Cocci si divertiva a guardarlo ridere e scherzare con tutti, era un bruco molto socievole. Solo Racnar lo sopportava di malavoglia, più di una volta Brubrù l'aveva investito in pieno alla fine delle sue scivolate. Ogni tanto il sorriso si scioglieva dal musetto di Brubrù e guardava i suoi genitori adottivi chiedendo loro come mai lui fosse così diverso: stava crescendo a vista d'occhio mentre loro rimanevano tanto più piccoli di lui. Si guardava nel lago e si vedeva tanto brutto così verde a macchioline. I suoi genitori volavano, lui invece, era costretto a strisciare per terra o ad arrampicarsi con molta fatica. Le due coccinelle, in quei momenti guardavano il loro piccolo con gli occhi carichi di amore e con molta delicatezza cercavano di spiegargli che un giorno sarebbe diventato anche più bello di loro. Brubrù non ci credeva molto, chi nasce bruco, pensava, rimane bruco a vita! Gli anni passavano e lui era diventato più grande dell'intero cespuglio, giaceva acciambellato intorno alla comunità a mo' di soffice cordolo. Molti non riusciva più a sopportare la sua ingombrante presenza, ostacolava il passaggio sia degli abitanti che dell'aria fresca del mattino. Così, il gran consiglio con a capo Racnar decise che era tempo che Brubrù traslocasse, che trovasse qualcuno grande come lui con cui continuare la vita. La vecchia Ermengarda si oppose, cacciarlo avrebbe portato grandi sventure! Racnar, le diede della vecchia pazza visionaria e la decisione fu presa a maggioranza. Brubrù andò via tra le lacrime nascoste di Miss Nelly e l'emozione palese di Mister Cocci. Quanta felicità la sua presenza era riuscita a dare alle loro vite! Venne il tempo delle Grandi Bufere che Racnar aveva accuratamente predetto ed Ermengarda da tempo narrato a tutti i suoi nipoti, ancor prima che accadesse spiegando loro, come già una sua antenata l'avesse raccontato ad altri nipoti. Quando qualcuno la interrogava sulle sue facoltà medianiche, usava spiegare che il tempo scorreva avanti e indietro con una facilità estrema nella sua famiglia, nulla sembrava impedire ai nastri della storia di annodarsi mille e mille volte ancora quando potevano sembrare solo ormai sciolti e lineari. Ma nessuno era riuscito a pronosticare la potenza di tale fenomeno, a nulla valsero le usuali contromisure. Un vento fortissimo spazzò via teleferica e ferrovia e un'ondata che sembrava venire dal cielo sommerse buona parte delle strade. Nello sgomento generale qualcuno rimpianse l'assenza di Brubrù, forse lui sarebbe riuscito a proteggerli dalla potenza delle acque. Mister Cocci prese in pugno la situazione quando tutti, Racnar ed Ermengarda compresi, avevano perso ogni speranza di salvezza. Diede ordine di costruire un grande giaciglio galleggiante dove rifugiarsi in attesa di migliori condizioni meteorologiche. E così fu, la grande zattera iniziò infatti a galleggiare e scivolando, scivolando sulle acque melmose del gran temporale, vagò per giorni e giorni. Miss Nelly ogni giorno interrogava Ermengarda sulla loro sorte e su quella di Brubrù ma le sue storie sembravano ancora più sconclusionate e illeggibili del solito. L'acquazzone cessò, ma ecco che il giaciglio prese improvvisamente a navigare con molta velocità; tutti si reggevano ai bordi saldamente ma con disperazione. "Moriremo tutti!" Urlavano i più spaventati. "Coraggio!" Insisteva a ripetere mister Cocci, stringendo a se miss Nelly. E poi la zattera prese il volo, sgocciolando nell'aria, si allontanò come per magia dalla terribile cascata dove sarebbero sicuramente periti tutti. Guardarono in alto e videro che un grosso insetto volante li stava agevolmente trasportando. Li posò con delicatezza su un monticello, miracolosamente scampato all'inondazione e fece per volare via nuovamente. Mister Cocci lo chiamò: "Aspetta! Fatti almeno ringraziare, ci hai salvato la vita!" Solo allora la videro, la grande farfalla verde a macchie viola. "Brubrù!" Esclamò stupefatta miss Nelly asciugandosi il viso. Tutta la comunità si sciolse, in festose grida di gioia e di ringraziamento, facendo arrossire il povero Brubrù che, anche se divenuto farfalla, sempre timido era rimasto. Solo Racnar giaceva accucciato e tremante in un angolo ancora scosso per la paura. Non sembrava neppure più lui: le piume tutte bagnate era divenute un groviglio appiccicoso sparso ovunque sulla sua corazza ammaccata e sporca di fango.
"E poi che successe?" Chiese uno dei piccoli ascoltatori alla ragazza che fino ad ora aveva narrato tutta la storia. Se ne stava accomodata nella grande e soffice poltrona d'angolo del caldo soggiorno.
Lianna chiuse il libro e dopo essersi stiracchiata un po', disse a tutti che era proprio giunta l'ora di andare tutti a dormire e che di Racnar, della vecchia Ermengarda, di Brubrù e miss Nelly e di tutti gli altri, ne avrebbe raccontato ancora domani.
Dopo un po' di capricci, molti sbadigli, qualche risata e dolci carezze; le luci si spensero e la notte calò sulle case di tutti i bimbi felici che hanno ascoltato le storie di Lianna prima di addormentarsi. 
Cristina Boccadoro 



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