del 26/05/2013
Epistola a Meneceo (Lettera sulla Felicità)
di Epicuro
Mai si è troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità. A qualsiasi età è bello occuparsi del benessere dell'animo nostro. Chi sostiene che non è ancora giunto il momento di dedicarsi alla conoscenza di essa, o che ormai è troppo tardi, è come se andasse dicendo che non è ancora il momento di essere felice, o che ormai è passata l'età.
Ecco che da giovani come da vecchi è giusto che noi ci dedichiamo a conoscere la felicità. Per sentirci sempre giovani quando saremo avanti con gli anni in virtù del grato ricordo della felicità avuta in passato, e da giovani, irrobustiti in essa, per prepararci a non temere l'avvenire. Cerchiamo di conoscere allora le cose che fanno la felicità, perché quando essa c'è tutto abbiamo, altrimenti tutto facciamo per possederla. Pratica e medita le cose che ti ho sempre raccomandato: sono fondamentali per una vita felice.
[...]
L'esatta coscienza che la morte non significa nulla per noi rende godibile la mortalità della vita, senza l'inganno del tempo infinito che è indotto dal desiderio dell'immortalità. Non esiste nulla di terribile nella vita per chi davvero sappia che nulla c'è da temere nel non vivere più. Perciò è sciocco chi sostiene di aver paura della morte, non tanto perché il suo arrivo lo farà soffrire, ma in quanto l'affligge la sua continua attesa.
Ciò che una volta presente non ci turba, stoltamente atteso ci fa impazzire. La morte, il più atroce dunque di tutti i mali, non esiste per noi. Quando noi viviamo la morte non c'è, quando c'è lei non ci siamo noi. Non è nulla né per i vivi né per i morti. Per i vivi non c'è, i morti non sono più.
Invece la gente ora fugge la morte come il peggior male, ora la invoca come requie ai mali che vive. Il vero saggio, come non gli dispiace vivere, cosi non teme di non vivere più. La vita per lui non è un male, né è un male il non vivere.
Ma come dei cibi sceglie i migliori, non la quantità, così non il tempo più lungo si gode, ma il più dolce.
Chi ammonisce poi il giovane a viere bene e il vecchio a ben morire è stolto non solo per la dolcezza che c'è sempre nella vita, anche da vecchi, ma perché una sola è la meditazione di una vita bella e di una bella morte. Ancora peggio chi va dicendo: bello non essere mai nato, ma, nato, al più presto varcare la soglia della morte. Se è cosi convinto perché non se ne va da questo mondo? Nessuno glielo vieta se è veramente il suo desiderio.
Invece se lo dice cosi per dire fa meglio a cambiare argomento. Ricordiamoci poi che il futuro non è del tutto nostro, ma neanche del tutto non nostro. Solo cosi possiamo non aspettarci che assolutamente s'avveri, né allo stesso modo disperare del contrario.
Ritratto o Maschera
Il ritratto di Dorian Gray è uno dei romanzi che danno al lettore qualcosa di nuovo ogni volta che si leggono. Può essere letto da persone di qualunque età e ognuno potrà appassionarsi e trovare quello che cerca.
Ci sono almeno due ragioni per cui questo avviene. Prima di tutto, il Ritratto contiene la summa del pensiero di Wilde, espressa in situazioni, dialoghi e naturalmente le immancabili massime: dalle più improbabili ("La sola differenza fra un capriccio e la passione di una vita è che il capriccio dura un po' più a lungo. ") alle più pungenti e profonde ("Il terrore che ci incute la società è la base di ogni morale").
Per il lettore è una sfida continua tra spunti di riflessione e momenti di comcità, tra denuncie all'ipocrisia e apologia dell'estetica.
In secondo luogo Wilde ha trovato, con il Ritratto di Dorian Grey, alcuni archetipi, principi senza tempo che colpiscono chiunque, in qualunque epoca, come soltanto i grandissimi autori sanno fare.
L'interruzione della morte quotidiana, la maschera perfetta, la ricerca del bello assoluto. Sono temi che, come per Shakespeare, affascinano, rapiscono, commuovono sempre.
Buona lettura

Readme.it si trasforma
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