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I tre pastorelliC’era una voltanel centro di in una bellissima vallata circondata da montagne perennemente innevateun piccolo Borgo di casette di legno con il tetto di pagliaabitate da tre famiglie di pastori. Queste tre famiglie erano formate ciascuna da padremadre e un figliolo di 15 anni.Ogni famiglia possedevaoltre alla propria casa e alla stallaun maialedue gallineun gallo e 10 pecore. In comune possedevano un asinello di nome Stellinaper via di una macchietta bianca a forma di stellache aveva sulla punta del naso.Vi erano altre analogie fra queste tranquille famiglieinfattii capi famiglia erano tre fratelli poverissimi i quali avevano pensato che sposandosi con tre sorelle e nello stesso giorno avrebbero risparmiato su tutto e anche sulle spese del pranzo di nozze.Si rivolsero per un consiglio e un aiuto al vicino Convento delle suore Carmelitane. La Madre Superiorache conosceva benissimo questi pastoririuscì ad accontentarli facendoli fidanzare con tre bravissime sorelleche proprio quell’anno erano rimaste orfane di entrambi i genitori.Si sposarono come volevanovale a dire nello stesso giornoe dopo nove mesi nacquero nello stesso giornoma a distanza di poche ore uno dall’altrotre bellissimi bambini. Questi stupendi piccoli montanari non solo si assomigliavanoperché tutti e tre erano biondissimi con gli occhi verdi smeraldo come quelle delle loro mammema portavano anche lo stesso nomeEdoardo come il loro nonnoche loro non conobbero perché morto anni primama che tutti i montanari avevano amato e del quale rispettavano la memorianon solo perché era stato lui a scoprire la vallata e a costruire tutte le casette del piccolo Borgo che ora portava il suo nomema anche per la sua onestà e saggezza.Le madri per distinguere i loro figlioli aggiunsero a questo bellissimo nome un secondoin base all’ordine in cui erano nati. Così questi bimbi furono chiamati: Edoardo PrimoEdoardo Secondo e infine Edoardo Terzo.Poiché stiamo raccontando una storia di almeno mille anni faquando la vita era molto più breve dell’attualenon deve meravigliare se all’età di quindici anni un ragazzo era considerato adulto e in grado di crearsi una propria famiglia. Le madri di questi pastorellidesiderosi di trovare per loro una brava ragazzachiesero ai loro maritise quando sarebbero andati in paese per la vendita del formaggio i giovani potevano accompagnarli.Suggerivano di recarsi dalla Madre Superiora del Convento per chiedere di trovare per i loro figliolitre belle e brave ragazze.I tre fratelli non si opposero alla richiesta delle loro moglianzi erano entusiasti della loro idea.L’inverno quell’anno portò neve e gelo e non consentì loro di andare in paese per la vendita del formaggio.Una seramentre le tre famiglie si trovavano riunite attorno al caminoudirono alcuni rumori e lamenti. Per timore di un assalto dei lupi al loro greggei sei uomini si armarono di forconi e bastoni e uscirono nella notte buia e freddaa difesa delle loro pecore.Trovarono invece vicino alle stalle alcune persone a cavallo. Dalle vesti belle e ricche delle dame e dalle armi che indossavano i cavalierinon fu difficile intuire che quelle persone provenivano dal castello che intravedevano in lontananzae che sicuramente si erano smarriti durante la tremenda e improvvisa tormente di neve.Infatti era successo proprio cosìsolamente non sapevano ancora che una di quelle dame era in verità la Reginae le altre tre stupende damigelle le sue figliole.In realtàalla partenza dal castello erano molti di piùpoi per colpa del buiodella tormenta e del ponte sul fiume che crollando li aveva costretti ad una lunga deviazionealcuni si erano smarriti ed erano rimasti solo loro.Prima che questi nobili personaggi chiedessero ospitalitàfu il fratello più anziano ad offrigliela: - Messerile nostre umili capanne sono a vostra completa disposizionecome pure le nostre mogli per aiutare le dame a cambiarsi gli abiti inzuppati d’acqua e di neve. Per i cavalierivi sarà a disposizione paglia asciutta e un tetto per riposarsi e potranno riscaldarsi con il nostro vino. -Queste semplici ma sincere parole avevano rincuorato le nobili persone che temevano per la loro incolumitàin quando era facile in quel periodo fare brutti incontri con briganti e tagliaborse.Il giorno dopo e il giorno dopo ancora il tempo rimase bruttola neve continuava a cadere copiosa e di certo era impensabile poter mandare una guardia della Regina ad avvisare la Corte che nulla era successo a loro e che tutti stavano bene.Il perché queste persone si trovassero in viaggio sebbene il tempo fosse così inclemente non era un mistero. Secondo quanto avevano potuto sapere da un servosi stavano recando in un Regno vicinoper partecipare alle onoranze per la scomparsa del loro Ree in quell’occasione trovare marito a queste tre giovane principesse.In quel periodo non bisogna scordare che i matrimoni fra nobili non erano d’amorema accordi per evitare guerre e per creare alleanze tra ricche famiglie.Era ovvio che alle tre ragazze non potevano interessare simili matrimonima sognavano spesso un bel principe azzurro che su un cavallo bianco si avvicinava al castello per rapirle e portarle in sella verso il suo lontano maniero. Per il momento avevano abbandonato i loro sogni per trascorrerecostrette dal mal tempole giornate dentro le piccole e misere capannegiocando e ascoltando dai tre pastorelli storie montanare dove lupidraghi e maghi erano i protagonisti. Le principesse si spaventavano al racconto di queste storie narrate dai ragazzi proprio per affascinarle e creare quell’alone di magia che fa sognare le persone molto ingenuecom’erano queste tre graziose fanciulle.Più il tempo passava e più le tre principessine erano attratte dai tre cugini. La Regina Madre osservava tutto con simpatia e condivideva quello che provavano le sue figliole per questi pastorelliperò sapeva che un legame con loro era impossibile e impensabileprima di tutto vi era il Dovere di Stato.Certo che se si fosse trovato il modo di farli nominare Cavalieri o insignirli di qualche titolo nobiliareforse si sarebbero potute formare queste tre coppieanche perché vi era anche il fatto che la Regina aveva sempre odiato i suoi reali vicini e che se stava andando da loro era solo perché l’etichetta e la consuetudine lo imponevano.Edoardo Primo aveva raccontato di un suo incontro con un drago dal corpo mostruoso ricoperto da squame ossee e dalla bocca enorme da cui uscivano fuoco e fiamme; per sua fortuna il mostro non l’aveva vistoperché nel silenzio della vallata aveva udito il rumore dei suoi passi riuscendo così a nascondersi fra le rocce senza farsi scorgere.Edoardo Secondo per non essere da meno del cugino aveva raccontato di un suo avvistamento di un mostro marinoche viveva nascosto nella grotta ai piedi della montagna dove finiva il lago e dove si diceva scomparissero i poveri animali o le persone che vi cadevano dentro.Edoardo Terzo si limitò a raccontare di aver visto in cima alla montagna un uccello simile ad un aquilama grande almeno sette volteche trasportava in volo verso il suo nido il pasto della sera. Questo essere mostruoso portava in ogni zampa un bue vivo. La Regina Madreche aveva ascoltato questi fantastici racconti cui ovviamente non aveva credutodopo cenamentre tutti erano raccolti intorno al caminochiamò vicino a sé i giovani e così parlò rivolgendosi ai tre pastorelli: - Giovani fanciullianch’io alla vostra età ho fantasticatosognato e vagato con la fantasiaperò è anche vero che l’amore tutto può. Perciò voglio aiutarvi: se riuscirete nelle prove che adesso proporrò ho deciso di nominarvi Cavalieri e di darvi in dote un Castello per uno e in moglie una delle mie care figliole.Tu Edoardo Primo dovrai portarmi la prova che hai ucciso il drago. Tu Edoardo Secondo dovrai portarmi la pelle del mostro del Lagomentre tuEdoardo Terzouna piuma




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