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Silvana Cellucci

 

UN PARADISO DA CONQUISTARE

 

     Indossavo un leggerissimo tailleur beigeadorno del collo di trina di una camicetta di seta. Nata sotto il segnozodiacale dei gemellipresto avrei compiuto trent'anni. Non ero bellanéparticolar
mente avvenente: ero però una donna abbastanza piacentee soprattuttosimpatica. Avevo classestilemi distinguevo per garbo e signorilità. Nonavevo avuto fortuna nella vita: inizialmente ero stata schiacciata ed annientatada un'educazione balorda e possessivaimpartitami da genitori anziani emalandati che erano morti da qualche tempo. Dopo un fidanzamento lungo etormentatofinito poi nel nullaavevo sposato un professionista avaroingordomanesco e disumanodal quale ben presto mi ero separata.
     Adesso ero una donna soladelusademoralizzatasenza più alcuna voglia di ricominciare. Ero nata e vissuta nella culla delRinascimentonon distante dalle urne dei forti di Santa Crocema il miodesiderio era quello di tagliare i ponti con la mia città. Anche Santa MariaNovellaPonte Vecchio e lo statuario campanile di Giotto non parlavano più almio cuore di futuro e di felicità.
     Ero impiegata in un ufficio postale e lavoravodignitosamentelodata ed apprezzata da tutti. Ma
lgrado ciòdecisi infine di trasferirmi a Veronanella patria di Giuliettadove affittai un monolocale non molto lontano da Piazza delle Erbe. L'estate eraalle porte con la sua caluraquando entrai per la prima volta nella nuova sedeper assumere l'incarico di capufficio.
     "Salvebene arrivata" sussurròcortese ed affabile uno dei dirigenti. "Lei è..."
     "Debora... Debora Lisi..." risposi."Ed io... con chi ho l'onore di parlare?"
     "Sono Mauro... Mauro Lerin..." replicòfacendomi strada e precedendomi lungo il buio corridoio.
     Familiarizzai con facilità con impiegatifunzionari e contabili. Finalmente mi sentivo a mio agio: era proprio l'ambienteche ci voleva per me.
     La sera feci una lunga passeggiata: mi sentivoserena ed appagatamentre percorrevo Piazza Bra e poi Piazza dei Signori . Lavita ferveva accesa ed intensae dalla vicina Arena provenivano le drammatichenote e i furtivi lamenti della Lucia di Lammermoor di Donizetti. Adessole notti le trascorrevo tranquilla e i miei sonni erano finalmente distensivi eriposanti...
     "Vogliano fare quattro passi insieme?"risuonò pacata una voce alle mie spalle.
     "Volentieridottor Lerin!" esclamairiconoscendolo subito.
     Era un uomo interessantepiacevoledivertente:amava scherzaresmussare gli angolifare dello spirito. Io stavo al giocoimponendomi di non fare domande e di non apparire invadente. D'altra partenonmi interessava affatto conoscere il suo passato o il suo presente: a me bastavavivere qualche attimo di allegria e di spensieratezzanon volevo altro dallavita. E poientrare in confidenza avrebbe significato anche sbandierare il miovissutoed io ero troppo gelosa del tempo trascorsoe ritenevo che il Venetonon dovesse essere un punto d'arrivoma solo una delle tante tappe della miaesistenza. Di errori e di sbagli madornali ne avevo sommati già troppicozzando in abbagli e cantonate assurdi: ma se mi fosse capitato un intermezzonon mi sarei tirata indietronon mi sarei rinchiusa come un riccio in uninvolucro spinoso e pungente.
     Inizialmente la solitudine mi era pesata molto mapoia forza di imposizionimi ero riappropriata della mia autonomia e dellamia libertà. Le troppe lacrimei troppi dolorile troppe sofferenze miavevano irrigidito come un colletto inamidatomodificando irrevocabilmente ilmio stato d'animo e le mie aspirazioni. Adesso ridevo quando avrei dovutopiangere e piangevo quando avrei dovuto ridereandando così sempre controcorrente. Persino il fruscio del vento mi impaurivaed a volte una voce nuova osconosciuta mi faceva tremare; ma sapevo godere di un chiaro di lunadi unraggio di soledel tremolio di una luce sul mare. Non entravo mai in un negozioperché soffrivo di claustrofobia e per i miei acquisti mi servivo dellebancarelle. Per gli indumenti intimi e i capi d'abbigliamento ricorrevo allavendita a mezzo postama a volte gradivo anche gli usuali e umili mercati.Avevo un bel fisico: bastava commissionare la taglia quarantaquattro e tutto miandava a pennello....
     Ci fermammo davanti alle arche degli Scaligeriche ammirai per un po' nostalgica e assorta.
     "Cosa pensi?" bisbigliò Mauropassandoimprovvisamente a darmi del tuin tono amichevole e familiare.
     "A niente..." ribattei malinconica."Beh... forse... forse... rammentavo le urne di Santa Croce: MachiavelliAlfieriFoscolo... Quiinvecetutto profuma del verso dantesco....BartolomeoCangrandegli illustri compagni del nostro vate fiorentino... Comemi sento soddisfatta!" esclamai. "Ma come mi sento infelicetristesola!"
     Mi osservò con interessepoi chiese perplesso:"Come può una donna infelice e sola essere al tempo stesso soddisfatta?Non ti pare un paradossoun'esagerazione?"
     "Noaffatto" dissi categorica:"la soddisfazione è il contentoè il gradimento di quest'attimodiquesto istante momentaneo e fugace; l'infelicitàla tristezza e la solitudinesono uno stato cronicopermanenteradicato e connaturato nel mio essere."
     Mi sfiorò con tenerezza la manoche io ritrassitimidamentefingendo di voler cercare qualcosa nella borsa.
     "Hai bisogno di qualcosa?"
     "Cercavo la mia agenda..."
     "Hai un impegnoun appuntamentoimportante?" si informòvisibilmente turbato.
     "No" lo rassicurai distratta"nonmi aspetta nessunonon mi ha mai voluto nessuno.... Tranne un fratello chelavora in Kuwaitnon ho nessuno al mondo. I miei parenti non li conosconeppure: sono una donna nubileacida e petulante."
     Mi squadrò meticolosamente dalla testa ai piedi:"Potremmo smussare e sminuire le nostre spigolosità..." cominciò conaria bonaria. "Sono un uomo solo anch'ioin cerca di affinitàdiamicizia: ho assistito mia madre fino a qualche mese fa e poidopo la suamortesono andato a vivere con mia sorellanubile anche leiche per umanagenerosità ha affiliato due fratellini sordomuti dei quali si prendeamorevolmente cura. Sempre dedito agli altrinon ho mai pensato alla mia vitama adessoalle soglie dei quarant'annipenso proprio sia il giunto il momentodi cominciare a badare un po' a me stesso..."
     Mi accompagnò fin sotto casami fissò in attesadi una parola di incoraggiamentoma io gli feci soltanto un cenno di saluto eandai vialasciandolo piuttosto deluso. Per alcuni giorni lo tenni a distanzaevitando il più possibile di incontrarlo. Mi sentivo gelidaapaticadistrattasenza nessuna voglia di ricominciare da capo. Fervevano in me unasorta di ribellioneuna resistente protesta ed uno sdegno immane contro tutti:le troppe amarezze vissute in passato mi avevano congelato. Avevo troppo amato eora non riuscivo più a farloanche se il desiderio di svegliarmi e di avere unessere umano vicino a me raramente tornava a sorridermia tentarmi. Iltravaglio della mia vita era sempre stato quello di amare chi non mi amava e dirifiutare chi invece mi avrebbe adorato. Le cicatrici del passato avevanolasciato nel mio animo una traccia indelebile che non sarei mai riuscita acurare. E poila consapevolezza che avrei potuto rischiare di imbattermi invigliacchidonnaioli e menefreghisti mi impediva perfino di sperare.
     Uscendo una mattinatrovai Mauro che mi aspettavadavanti al portone di casa. Era domenicae il sole mostrava sfrontatamente isuoi raggi possenti e maestosi.
     "Disperavo già di riuscire a vederti...Temevo che avresti approfittato della giornata festiva per riposare più alungo... Ero convinto di essere immuneinattaccabile dai sentimenti"continuò con tono pacato ma triste"e invece sono ormai diverse notti chenon riesco a dormire... Debora" m'invocò dolcemente"forse... misto innamorando di te..."
     "Io invece" replicai turbata"lanotte ho la sensazione di sprofondare in un abissodove pipistrelli infuriati estizzosi prima mi stordisconopoi mi fanno a brandelli... Io mi dimenomidifendofinché vedo le mie carni straziate che marciscono per terra: dopo oredi martiriomi sveglio sudata fradiciamezza morta dallo spaventoe solo peravvertire con angoscia che il mio cuore sta cedendo. In tutta la mia vita non homai temuto la solitudineadesso temo anche le ombreche mi appaiono comefigure ripugnanti e mostruose. Se stamattina non mi fossi svegliata quasiall'alba per sfuggire ai miei incubi" continuai assorta"sareiuscita di senno... Temevo che per me il sole potesse non sorgere più..."
     Mauro mi invitò a entrare nella sua macchinapoiabbassò con l'automatico i vetri dei finestrini: l'ariacalda ma piacevoleinfuocava le nostre menti. Era solo il venti di giugnoma sembrava già diessere in pieno agosto.
     "Dovrò andar via per una decina digiorni" m'informò dolente"per motivi di lavoro. Partiròdomattina."
     "Dove andrai?"
     "A Palermo e poi a Catania... nell'assolataSicilia."
     "E... con chi ci andrai?" esitaiilvolto acceso da un'insolita e immotivata gelosia.
     "Solo" ribatté fermo"o con tese lo vorrai: un capufficio può anche seguire il suo direttore..."
     "E come?" replicai ansiosa. "Sonoarrivata sì e no da quindici giorni! Cosa penseranno di noi? Cosa diranno gliimpiegati?"
     "E che t'importa?" mi rincuorò."Ogni scelta ha i suoi inconvenienti... A me invece interessa soltanto seper te è importante venire. Il resto è nullalo scarabocchio di un bambino...Non dici niente? Voleremo insiemefra meno di ventiquattr'oreverso gliolezzanti aromi e i dorati splendori della generosa Trinacria!"
      Temevo l'aereosoffrivo di claustrofobia maconle lacrime agli occhidovetti ammettere che un'occasione del genereanche sedi breve duratanon mi si sarebbe più presentata. D'altra partese la paurami avesse uccisoavrei tolto un peso alla societàrestituendo ad altri unuomo di talento e un posto di lavoro... Allora meglio sfidare la sorte e rubarequalche giorno di felicità al dispotico ed esecrabile destino...
     "Se non ti sarò di troppo impaccio... alloraverròapprofittando del tuo affetto..." risposi impappinandomi.
     Mauro svoltò in una stradina solitaria e lì sifermò: sprofondò il suo sguardo ardente nel miofinché le nostre bocche siunirono in un nodo imperioso e appassionato.
     "Debora... Debora... che bel nome..."sussurrava ansimando"trascorreremo dieci giorni di sognomemorabiliindimenticabili!"
     "Tu mi piaciMauro" mormoraiarrendevole"sei simpaticogradevole... ti sta così bene questa camiciarosache mette in risalto il tuo colorito e i tuoi bellissimi occhi..."
     "Quanto durerà?" volle sapere.
     "Cosa?"
     "Il nostro sentimento."
     "Ci tieni tanto?"
     "Sto bene con te" disse"miappaga la tua presenzami rende frizzanteeuforico... Allora? Non rispondi?Pensi che il nostro rapporto durerà?"
     "Tu... tu lo vorresti?" m'informaitimorosa. "Vorresti davvero che durasse?"
     "SìDeborasì... Alimentiamola questafiamma!"
     "Chissà cosa ci riserba il destino..."mormorai guardando fisso lontano da luisulla strada"chissà... chissà..."
     Tornò ad incollare la sua bocca sulla miamentrele sue mani penetravano nella scollatura della mia maglietta.
     "Hai frequentato... altri uomini?"balbettò turbato.
     "Il passato è impalliditoè cancellatoèmorto. Ed io non ti chiedo se sei stato con altre donne... Forse non riuscirestineanche a ricordarne il numero..."
     Rimanemmo a lungo abbracciatifinché il solecaldissimonon rese soffocante l'abitacolo della macchina.
     "Poco più in là c'è un'ottimatrattoria" esclamò: "potremmo raggiungerla anche a piedi."
     Mi strinsi al suo bracciopoggiai la testa sullasua spalla e camminammo silenziosamente.
     "Adoro i capelli lisci" mi disse"specialmente quando una parte del volto è ancora da scoprire..."
     Sorrisi sorpresatirandoli indietroma ad untrattoa distanzaudimmo un colpo di arma da fuoco. Sobbalzaimi irrigidiidivenni livida in voltoe mi strinsi ancor di più a lui.
     "Che c'è? Che ti succede?" chiesepreoccupato. "C'è un tiro al piattello poco distante..." Si reseconto che non riuscivo a riprendermi. "Già" notò"dimenticavoche mi avevi avvertitoraccontandomi delle tue paure e della tua ipersensibilità..."
     Una volta giunti alla trattoriami guardaiintorno alla ricerca di un posticino isolato dove poterci sedere in intimità:Mauro si rese subito contoperspicace e intuitivo com'erache rifuggivo dallaconfusionedagli estraneiun po' da tutto...
     "Perché sei così?" mi domandòguardingoma tenero. "Cosa temi? Perché cerchi tanto di dissimulare letue preoccupazioni?"
     "Sono un'ansiosa" risposi"un'inquieta... temo tutto: la vitala sofferenzala morteil futurolasocietà... e principalmente me stessa... Mauro" bisbigliai"io nonti meritoma non voglio perderti: ho paura di affezionarmi troppo a te. Mipiaciti penso sempre e sento... sento..." Vidi che mi osservava trepidospiando ogni mia reazione. "Sento che vorrei allontanarmi da qualcosa chemi sta sconvolgendo dentroda un sentimento irruente e impossibile che mi statravolgendo. L'uomo si accende più facilmentema è fuoco di paglia; la donnaarde interiormentespesso sino a divenire carbone... Sono pochi giorni che ciconosciamo e già ti sento insostituibilema non possonon posso... èdifficile vivere... è difficile agire... è difficile farsi capire. Io ti amoma per me è come un fulmine a ciel sereno e... troppo in ritardo."
     "Anch'io" replicò baciandomi la mano"anch'io sto ardendo di passione ese solo lo vorremonulla mai potràintromettersi fra di noi. Abbiamo la maturità e l'autonomiasiamo capaci diprendere le nostre decisioni. Penso di amarti anch'ioe tu non mi sfuggiraiDebora!"
     Rimanemmo insieme tutta la giornatarincorrendo evagheggiando le nostre chimerei nostri sogni: sembravamo davvero inseparabilicome divenuti un solo esserementre buttavamo all'aria i nostri pesantifardelli e le nostre responsabilitàriassumendo a fatica solo la partegradevole e allettante della nostra esistenza.
     "Non posso negare che questo sia stato per meun giorno irripetibileincantevole nella sua unicità!" esclamò convinto."E tu? Anche tu la pensi come me? Deborama cos'hai?" insistettepensieroso. "C'è qualcosa di te che non riesco a individuareche misfugge di mano come sapone bagnatocome ghiaccio che si scioglie!"
     Gli accarezzai lievemente i capelli castanisospirando profondamente: "Domani... domani verrai tu a prendermi? A cheora partiremo?"
     "Uniamo questo giorno alla notte" fu lasua risposta. "Tanto sono convinto che non riuscirei a chiudere occhio...Perché non mi inviti a casa tua? Potremmo lasciar scorrere le ore che ciseparano dalla partenza in intimitàsenza separarci... Deboraandrei via conl'animo in pena! Il mio sesto senso mi fa temere che il nostro incontro avràbreve duratae io non voglio che questo accada!"
     Lo accontentai a malincuore: ero ancora dietro laporta di casa che già sentii squillare il telefono. Mi affrettai subito arispondere: "Iman" dissi agitata"dimmi! Sìsono moltopreoccupata... Domani chiamerò io dalla Sicilia... Ti penso sempree anch'iovorrei esserti vicina..." Riabbassai lentamentepallida in volto.
     Mauro mi fissò ostinato: "Chi era?"domandò rabbuiato.
     "Mio fratello è ingegnere petrolifero"spiegai accasciata"e sono anni che lavora in Kuwait: adesso sono sorteforti tensioni nel Golfo Persicoe pare che l'Iraq di Saddam Hussein sia decisaa invadere l'oasi dell'oro nero per impossessarsi dei giacimenti petroliferi.Gli Stati Uniti minacciano un attacco militare che lascia prevedere unintervento rapido e deciso... Mauro... ecco... sta per scoppiare laguerra!"
     "Tesoro" rispose"capisco e tisono solidale... Ti starò sempre accanto e non ti abbandonerò mai!"
     Mi rannicchiai fra le sue bracciaraggomitolandomi accanto a lui sul divano.
     "È per questo che rifiuti le notizie dalmondo" continuò"ecco perché radiogiornali e televisione ti sonoostili: temi una guerra nella quale potrebbe trovarsi coinvolto tuofratello."
     Prese a coccolarmi e a baciarmi finché ciritrovammo insieme a letto: "Ti amoDebora" mormorò poi"econ te voglio fare sul serio. Non voglio che questa unione finiscavoglio cheduri tutta la vita... Ti amoDebora: tu non sei una delle tantesarai il mioscoglioil mio punto d'approdoil porto dove ormeggerò la nave della miaesistenza... Niente c'impone di aspettare: sei una donna deliziosaDebora.Voglio diventare tuo marito."
     Quella fu la nostra prima notte d'amore: se fossiriuscita a corrodere il mio passatosfaldandolo sin dalle sue fondamentaallora sarei stata una donna felicema continuavo a temere che quell'aggettivosarebbe morto sulle mie labbra il giorno che l'avrei pronunciato. Gioialetiziafelicità: gioielli falsi e contraffatti della vitaciondoli distagno! Mi aggrappai a Mauroquasi stessi scivolando lungo un dirupo impervio escosceso.
     "Non dimenticarmi maitesoro" loimplorai"e non giudicarmi. Si commettono tanti sbaglitanti errori inquesta maledetta e inutile vitae li paghiamo sempre a caro prezzo..."
     Nell'impeto sfrenato della passioneMaurosottovalutò ignaro quel che stavo dicendoignorando tutti i miei timori per ilfuturo. L'unica veritàl'unica realtà sinceraapparteneva alla schiettalealtà del mio cuore: lo amavo da morire ma senza speranza. La parentesisiciliana sarebbe rimasta nella mia memoria come un'orma lapideacome unmonumentorefrigerio alla mia squallida e sterile essenza...
     All'alba ci staccammo dal tenero amplesso in cuieravamo rimasti avvinti per tutta la notte e ci preparammo entusiasti adaffrontare il nostro fantastico sogno. Una volta accanto a luiin aereodimenticai la mia claustrofobia e non accusai nessun segno di tensioneanzi misentii euforica per tutta la durata del volo. La Conca d'Oro era lì che ciaspettava con i suoi giardini ricchi di agrumeti: prendemmo un taxipazzid'amorema quandogiunti in albergopresentai la mia carta d'identitàMaurofu lesto ad afferrarla sotto gli occhi del portiere sbigottito.
     "Sei già sposata? Perché non me l'haidetto?"
     Una volta soli nella nostra camera ci fissammo alungo senza parlarelui sospettoso e iratoio mortificata ed avvilita.
     "Sono separata..." trovai finalmente ilcoraggio di dire. "Ti pregonon mi lasciare! Dammi la gioia di vivere conte questi pochi giorni... Ti voglio bene... veramente... ma sono stata vileperché temevo di perderti!"
     Commosso e intenerito dal mio tono implorantemiattrasse a sé e mi abbracciò con affetto.
     "Allora... allora..." ribattésfiduciato"allora per noi non ci sarà mai futuro? Non potremo maisposarci? Ma chi è quest'uomo? Dove vive? perché vi siete divisi?" chiesefurente.
     "Non è lui che ci sarà d'intralcioma lasua vita... È un buon professionista fiorentinoperò c'è dell'altro... Oralasciami in pacelasciami sopravvivere! Considerami una donna con la qualepercorrere soltanto un breve tratto della strada della tua esistenzacome unpassatempo... Un domani... anche tu avrai qualcosa da ricordare!"
     Lo abbracciai di slanciosoffocandolo con tuttoil mio calore e con l'immensità del mio affetto.
     "Debora" disse triste"perchéhai deciso di farmi impazzireper poi buttarmi via come un oggetto inutile?Cosa vuoi da me? Un sogno da ricordare? E con quanta amarezza si imprimerebbepoi nella nostra memoria? Debora... se ci tieni a mechiedi il divorzio eriprendiamo il nostro cammino. Potremmo conviverein attesa che tu riacquistila tua libertàe poi... poi penseremo alla nostra vita."
     Annuii con uno sguardo terribilmente malinconico:"Quanto siamo semplicistia voltequanto siamo immaturi!" esclamai."Viviamo questa nostra avventuramio caro amico del cuore! L'esistenzaumana è soltanto un puntolino su una retta infinitaun fuoco fatuounosprazzo di luce! Viviamolo insieme questo granello di marecontemplandolo dalvivocon la purezza dei nostri sentimenti!"
     Uscimmo tristiabbattuti: per prima cosa Maurovolle presentarmi al direttore della sede centrale delle poste di Palermo.
     "È la sua consortequesta leggiadrasignora?" domandò gentilmente appena mi vide.
     "Non ancora" fece Mauro"ma lodiverrà presto..."
     "È per quel cambio di dirigenza che lei sitrova qui?" proseguì l'altrocambiando argomento.
     "Sìcertoè proprio questo il motivo:vorrei che avvenisse quanto prima..." rispose. "Leicaro collegavuole riavvicinarsi alla sua famigliaa Veronae non sa come fare; ioinveceho necessità assoluta di allontanarmi il più possibile dalla miaesclusiva epossessivache dal giorno in cui sono nato non mi ha nemmeno lasciatorespirare. E poi... io ho bisogno di ariadi lucedi mare: il mio fisico habisogno di soledi caloree non di fumo e nebbie persistenti. È ancheimportante che io mi procuri una casaqui a Palermo: parte della mia vita mi èsfuggita dalle manie per questo sono alla disperata ricerca di affettodisollecitudinedi tutto ciò che non ho trovato dove sono vissutofinora..."
     Mauro continuò a prendere accordi col suocollegae in breve tempo trovarono il modo per rendere il più rapido possibileil trasferimento di entrambi.
     Una volta fuorigli chiesi sbalordita:"Allora tu vuoi che io resti per sempre qui con te? Mi hai ingannato! Comefarò col mio lavoro?"
     "Vorresti forse tornare da tuo marito? Non telo permetterò. Io guadagno per due: potresti rinunciare al tuo impiego erimanere qui con memagari trovarti un hobby..."
     "Per starmene da sola tutto il giorno adaspettare il tuo ritorno? Quanto ho faticato per ottenere questo lavoro che miha finalmente concesso la mia autonomia! E adesso dovrei rinunciarci?"
     "D'accordo: ti farai trasferire. Ci sonomolti impiegati che vorrebbero andare o tornare al norde non saràdifficile... Se ne occuperà il mio collega di Palermo..."
     Mauro mi piacevami attraeva moltissimocominciavo già ad amarlo: sarei rimasta volentieri con luima non potevoedovevo lottare con me stessa per farmene una ragione.
     Davanti alle tombe realial Duomofui presa dauna profonda emozione: "Ecco cosa rimane di noi" mormorai"unagelida pietra di marmo! Chissà se in un altro mondo ci sarà concesso di vivereinsieme!"
     Mauro mi guardò perplessoma poi ribattécategorico: "Siamo insieme e così resteremo!"
     Andammo a pranzo in un elegante ristorante sulmaree dopo aver ordinatomentre aspettavamo che ci servisseromi diressiverso un telefono situato in un angolo appartato del salone. Mauro mi osservavafurtivo e sospettoso.
     "Tesoropiccolo miocome stai?" miinformai ansiosa. "Mi manchi tanto... e tuo padre? Passamelo... Ciao...Come? L'ONU ha promulgato l'embargo nei confronti dell'Iraq? C'è anche ilblocco dei voli?"
     La comunicazione s'interruppe improvvisamentelasciandomi nell'angoscia più nera. Tornai lentamente verso Mauro e mi sedettiaccanto a lui.
     "Con chi stavi parlando? Con tuomarito?" chiese cupo.
     "Sì..." risposi"ma non lo amo...lo tollerolo sopportoperché..."
     "Vuoi forse impormi un ménage a trois?"domandò in tono gelido.
     "Ti sbaglinon è come pensi. Se vorrai tidarò tutti i chiarimenti possibilima temo che per noi sarà la fine... Perquesto ho taciuto finora: ho troppa paura di perderti. A volte l'amore èdistruttivoed è quel che sta succedendo a me... Io mi sto struggendo per temi sto consumando sino alla disperazione!"
     "Adesso pensiamo a mangiare" miconsigliò. "Una volta tornati in albergo mi racconterai tutto..."
     Ora che il suo trasferimentoinsieme alla suaritrovata autonomiaera ormai certoMauro si sarebbe industriatoprodigandosiin ogni modopur di salvare il nostro rapporto e la nostra intimità. Ciconoscevamo da venti giorni soltantoma i nostri cuori si amavano da una vitae non si sarebbero rassegnati tanto facilmente a separarci. Quando ci ritrovammonella nostra splendida stanza d'albergocon le finestre adorne di fiori odorosie variopintiaprimmo le imposte per assaporare l'aria tiepida e rarefattalasciando però chiuse le persianein una dolce penombra. Ci sdraiammo sulletto vestititeneramente abbracciati.
     "Ti adoro..." sussurrò"ti amo inmodo pazzescoe non puoi più sfuggirmi. Debora... dolce melodia vetusta esecolare!"
     Le sue parole martellavano tormentose e assillantinella mia mentegià oppressa e straziatamentre le sue mani tenereaccarezzavanoinsaziabili e appassionatetutta la mia persona.
     "Maurovoglio raccontarti tuttoascoltamiti prego!" feci accorata.
     "Ti ascoltoamore..."
     "Frequentavo il primo anno di scienzebancarie" cominciai"e Shari era mio compagno di corso: avevalasciato la città delle mille e una nottedei tappeti volantidei nostrisogni infantili... Aveva una famiglia facoltosa alle spalleche spadroneggiavaprepotente e oppressiva su di luie che mai avrebbe permesso un'unione fraindividui di religioni diverse. C'era l'Islam a dividerci: il Corano e ilVangelo si scontravano su una lastra di gelo. Rimanemmo insieme per ben cinqueannifino alla laurea maquando avevo soltanto diciannove annimi resi contocon orrore di aspettare un bambino. Ero decisa ad abortireamareggiata eterrorizzatama lui me lo impedì con tutte le forze: sarebbe stato unmostruoso sacrilegio. Io non ho fratelli: ero figlia unica di genitori anziani emolto retrogradi. Quando mio padre seppe del mio statocarico di vergognamicacciò di casae dopo circa un mese mia madre morì di dolore. I sensi dicolpa mi aggredivano instancabilmente e mi ingoiavano come lupi famelici...Shari e io andammo ad abitare in un appartamento non lontano da Ponte Vecchio.Lui mi amavama il peso della nostra convivenza era tutto sulle sue spalle: eradeciso a sposarmima voleva che abiurassiconvertendomi all'islamismo. Io nonavrei mai rinnegato il mio Diola mia Croceche portavo sempre sul petto:piuttosto mi sarei fatta lapidare o sbranare da belve spietate e crudelipur dipoter continuare a inginocchiarmiumile e puradinanzi al mio Cristo. Ilpiccolo Iman aveva quattro anni quando Sharidopo la morte di suo padrefucostretto a tornare a Baghdadper amministrare i suoi beni: di cinque figliera lui l'unico maschio. Mi implorò di seguirloma io fui irremovibile: erofermamente decisa a rimanere con mio figlio nell'adorata città del giglio chemi aveva visto nascere. Così Sharideluso e tormentatopartì senzaavvertirmisottraendomi il bimboche riconobbe come suo e che seguitò adallevare come un fedele mussulmano. Per rappresaglia non mi lasciò neanche ilsuo indirizzoné si preoccupò mai di darmi notizie di Iman. Ero rimasta solaavevo un dramma terribile alle spalleavevo perso tutto: mia madremio figlioil mio decorola mia dignità. Erano rimasti soltanto i sensi di colpa a farmicompagnia. Cercai di riavvicinarmi a mio padrema lo trovai disfatto dallamalattia: era sempre stato un grande fumatore ed i suoi polmoni avevano ancorapoca vita. Cosìnella foga disperata di trovare una sistemazione e un posto dilavorosposai un vedovomaturo e senza figliottimo professionista ma pessimouomoviolentomanescolibertinogiocatore. Mio padre passò a miglior vita adistanza di qualche mese dal mio matrimonio e subito dopo chiesi la separazionema non ho ancora ottenuto il divorzio. Quando vinsi il concorsoscelsi comesede Verona... il resto lo sai."
     Mauro mi attrasse a sé e mi baciò: "Daquanto tempo hai riallacciato i rapporti con tuo figlio?"
     "Dopo un paio d'anni" ripresi"Shari tornò a farsi vivo e mi invitò a riprendere il mio posto di sposae di madrema sempre nel suo paese. È tornato a chiedermelo più volte... Ionon ho mai accettatoperché non lo amo piùnon lo stimo piùadesso per meShari è un perfetto estraneo. Per mio figlioperònutro sempre un affettoimmenso: ha compiuto undici anni e sono ormai sette anni che vive lontano da meeper compire l'operasta per scoppiare la guerra nel Golfo PersicoShari èstato reclutato e fra qualche giorno Iman resterà da solo con la nonnae io...io... io sono disperata! Mauroaiutami!" lo supplicai. "Ho solo te!Immedesimatimettiti nei miei panni! Cosa debbo fare? Mi sento morire!"
     "Non hai sceltaamore mio" mi risposeaffranto: "se vuoi tuo figliodevi riavvicinarti a suo padre... Ma se vuoimedevi cancellare assolutamente il tuo passato... Rassegnatiil tuo Iman saràsempre proprietà di Sharidi te il bambino non condividerà mai né il nomenéla patriané la religione: tu sei italianalui è irachenotu sei cristianaferventelui è un mussulmanofanatico ed esaltato come suo padre!"
     Stanca e affannatami distesi incollata a luicon il capo sulla sua spallafinché il sonno pietoso annientò per qualchetempo il mio pensiero. I miei trent'anni mi pungevano come trenta aculei dibronzocome trenta spine insanguinate...
     Quando mi svegliaiMauro mi accarezzava icapelli assorto: era turbatoimmerso nei suoi pensieritriste. Temeva diperdermiquesto lo capivo benissimoe capivo anche che non si sarebberassegnato facilmente...
     "Debora" mi prospettò dolcemente"Deboraun domanipresto... quando lo vorrai e se lo vorrai... Severamente desiderassi vivere con mehai solo trent'anni... e anch'io sareifelice di crearmi... Ho paura delle tue reazioni... OhDeboratu da mepotresti anche avere un altro figlio e tornare a far germogliare un fiore in unarido deserto! Come potresti mai adattarti tu a vivere in Iraqin un mondo cosìlontano dal tuo per usicostumireligionecon un marito che ormai ti èindifferente e con un figlio abituato a credere fermamente e tenacemente nellaguerra santa? Il tuo credo è così diversoDebora! La tua educazione ècompletamente differente: Iman resterà sempre una parte del tuo corpodel tuocuoreuna zona della tua mentee prima o poi sarà lui stesso a cercarti. Gliscriverai ogni giornogli telefonerailo inviterai a venire da noi... Chealtro potresti fareDebora? D'altra parteanche senza di metu impazziresti:sei così emotivacosì fragilecosì sensibile! Sei come pane che si spezzacome vetro che va in frantumi. Dove andrestituda solacome un frammento dicoccioin un paese accerchiato dall'embargodove fervono già la violenza e laguerra? Appoggiati a metesorofidati! Dove troverai mai un uomo che ti vogliabene come me? Viviamo sereni questa vacanzae poitranquillamentedecideremodel nostro futuro! Stai calmala vita di tuo figlio adesso sta a cuore anche ame! Adesso non pensareconcentrati solo sul bello dell'esistenzasui coloridei fiorisulla trasparenza diafana e traslucida del cielo e sull'azzurro eondeggiante mare di Sicilia!"
     Mi sentivo rasserenatapendevo dalle sue labbrami sarei lasciata trasportare e annientare totalmente da luitanto eradisponibileconvincente e umano...
      Decidemmo di affittare un macchina per spostarcipiù facilmente ed ammirare le bellezze di una terra alla quale Iddio avevaelargito a piene mani i suoi doni. Nel pomeriggio ci recammo a Monreale pervisitare la cattedralecapolavoro di artisti normanni: ammirai strabiliataquegli irripetibili mosaici di scuola bizantina ed il prezioso porticoarabeggiante.
     "Quanti uomini d'ingegnoquante mentisuperioriquanta creatività ha generato Dio..." sussurrai estasiata.
     "Ha creato anche te..." mi fece ecoMauro"Dio mi ha mandato teDebora... Non sapevo che fra tanti tesori cene fosse uno di valore inestimabile come te! Ma adessotesoropensiamo un po'a noi: quando chiederai il divorzio?"
     "Aspetto da un giorno all'altro notizie damio marito..."
     "Ma lui non sa dove ti trovie sarebbedavvero il caso di avvisarlomagari di incontrarlo... Dove vive?"
     "A Firenze...Eccoprendi il numero..."feci traendo dalla mia borsa un'agendina e porgendogliela. "Se ti sto acuorefallo tu..."
     "D'accordocara..." sospirò Mauro."Proviamo a telefonare da quella cabina laggiù in piazza..."
     Non volli avvicinarmie così non sentii nulla oquasi di quello che si dissero mio marito e Mauro: "Si farà vivo tra unpaio di giornici vedremo a Verona..." mi disse guardandomi intensamentemaquando risalimmo in macchinami chiese: "Che effetto faDeboraspecchiarsi nelle vitree acque del Tigri e dell'Eufrate? La Mesopotamia... innon l'ho mai vistala Mesopotamia..."
     Vedendo che tacevo imbarazzatami incalzò:"Deborati dispiacerebbe lasciarmi rivedere con più attenzione il tuodocumento d'identità?"
     Rassegnataglielo porsi senza una parola e luilesse: "Deborah Lisirnata a Baghdadventotto anniconiugataprofessione impiegata... Ma allora sei mussulmana?"
     Chinai il capo in segno di assenso. Compresi chesi sforzava di capirmidi indovinare il motivo di tanti misterima senza alcunrisultato. D'altra parteperché porsi tanti quesiti? Ci amavamo e basta:eravamo felici insiemeed era già anche troppo. L'unico problema che loangariava veramente era l'esistenza di Iman e Shariai quali sapeva che nonavrei mai rinunciato...
     E poiio ero una donna sempliceumileaffettuosaamorevole: solo me avrebbe potuto facilmente soggiogaree meglioancora se ero irachena e mussulmanadunque già abituata alla totalesottomissione all'uomo. Mauro era stato succube e dipendente per tutta la vitadai suoi genitori e adesso dalla disciplina ferrea che la sorella gli imponevacon i suoi poveri minorati da curare. Era sulla soglia dei quarant'anni e non sela sentiva più di rubaresempre con aria colpevolequalche attimo di libertàche avrebbe poi pagato a caro prezzo. Aveva anche lui tante inibizionitanteincertezzetante perplessità: con meinvecesi sentiva padrone dellasituazionepotente e autorevole...
     Il giorno dopo decidemmo di recarci a Catania; erospensieratagiulivamentre ammiravo da una parte l'Etna imponentedall'altral'azzurro sconfinato del mare Ionio.
     "È tutto così meraviglioso!" esclamaiestasiata.
     "È più bello del mar Persico?" mirimbeccò stizzito. "Anche Shari ti portava in giro? Ti sapeva amare comeme? E tu... tu quanto lo amavi?"
     Lo guardai teneramentema non risposi.
     "Non vedi che mi fai bollire d'ira?"seguitò. "Non capisci che non riesco a credere che per anni tu siaconvissuta con un altroche ti cerca ancora e col quale hai così fortilegami?"
     Continuavo a sorriderea farmi maltrattare insilenzioma non reagivo.
     "Mauro" dissi infine con un filo divoce"io... io non ti ho detto bugie... Non lo farei maiperché ti amoda impazzirefino al sacrificio totale di me stessa. Ma io... non so... nonriesco a rammentare dove sono natadove sono vissuta e con chi... È come setutto fosse cominciato con te!"
     Mi guardò increduloma fiducioso: "Deborama cosa vuoi dire? Cosa tenti di confessarmi?"
     "Sediamoci" lo implorai"sediamoci in un bar... Offrimi una limonata fresca... È così bellaquesta cittàcosì affascinantecosì attraente con le sue chiese barocche...Lascia che mi calmiche respiri insieme a te quest'aria profumataperriempirmi di delizia e poi godere del tramonto del soleche va precipitandocome una fulva ghirlanda!"
     Mi condusse in un elegante bar nei pressi delDuomodalle vetrine ricolme di tutti i prodotti più raffinati e caratteristicidella pasticceria sicilianae ci sedemmo in una saletta appartata.
     "Parlamidimmi tutto!" esclamò pienodi sconforto. "ParlamiDebora: non temere il tremendo fantasma dellaguerra! Vedraiben presto tutto finiràsi giungerà ad un accordoe poi...verrò io con te a riprendere tuo figlio... Vuoi che gli telefoniamo? Vienisunon perdiamo tempo!"
     Fu lui stesso a prendere il mio bloc-notes dallaborsetta e a comporre il numero di Iman.
     "Buongiorno" lo sentii dire"sonoil dottor Mauro Lerine vorrei parlare con Imanil figlio di una miaimpiegataDebora Lisi..."
     "Imansono iodottor Lerinma non sono ilfiglio di Deborasono suo fratello... Siamo in tredottore: ShariDebora eio. Il figlio di DeboraFeìsalfortunatamente si trova a Firenze con lamadre... Qui siamo pronti alla guerrail conflitto scoppierà amomenti..."
     La comunicazione s'interruppelasciando Mauro conun'espressione sbigottita dipinta sul volto.
     "Debora" mormorò"perché la tuamente è così confusa? Chi è tuo marito? Chi è tuo fratello? Shari e Imansono i tuoi fratellituo figlio invece si chiama Feìsal... Deborase il tuobambino è a Firenzeche problema c'è? Pensi che potrei non essere un buonpadre per lui? Ma io lo amerei quanto e come amo te!"
     Senza rispondere gli sfiorai con le mani leguancegli gettai le braccia al collo e lo baciai a lungo. Camminammo tutto ilpomeriggio per le vie di Cataniafino ad ora di cena: ci fermammo poi in unatrattoria tipicaall'apertosotto un verde pergolato.
     "È magnifico!" gli dissi. "Sembrail sacro regno di Dioniso... Ci deve essere del vino buono... Qui è tuttoincantevole! È una beatitudine eterna... Mauro" chiesi rattristandomiall'improvviso"Mauropotrei... potrei... col tempo non piacerti più?Potrei venirti a noia?"
     "Che dici?" mi rimproverò sorridendo."Io ho quarant'anni! Vuoi che faccia sul serio a cent'anni? Così uniròmatrimonio ed estrema unzione? Anzidevo affrettarmi! E poisono molto feliceche la Sicilia ti piaccia... Appena otterremo il trasferimentoti farò giraretutta l'isolasino a farne indigestione!"
     Mentre ci servivanoMauro diede un'occhiata alcellulare e trovò un messaggio di mio marito. Lo richiamò subitoma il lorocolloquio fu piuttosto burrascoso.
     "Non si faccia troppe illusionidottorLerin" gli disse mio marito"io mia moglie non gliela cederò mai!È da tanti anni che stiamo insiemee la nostra separazione è soltantomomentanea: Debora è stata trasferita a Verona prima di mema sa benissimo chela seguirò al più prestocon nostro figlio! Se desidera ulteriori ragguaglidomani stesso sarò ad attendervi all'aeroporto di Peretola..."
     "Debora" bisbigliò Mauro. "Cosasignifica tutto ciò? Dopo quello che c'è stato fra di noicon che coraggioguarderai ancora in faccia quell'uomo? E luicome può pensare di ritornare conte? Quali sono i reali rapporti che ti legano a lui?"
     "Forse la gratitudinela riconoscenzanonricordo altro..." confessai assorta.
     "E di me... di me... Deboracosaricorderai?"
     "Non mi abbandonare!" lo implorai."Lotta tu per meio non ne sono capace!"
     L'indomani arrivammo a Firenze: all'aeroportotrovammo a attenderci mio marito e mio figlio. Con le lacrime agli occhiFeìsalmi circondò il collo con le braccia e sussurrò baciandomi: "Mammachi èquesto signore? Che ci fa con te?"
     "È il mio direttore" lo rassicurairicambiando dolcemente la sua stretta.
     "E adesso andrà via?" continuòscrutandolo sospettoso.
     "Resterà per parlare con tuo padre..."
     Salii in macchinatenendo il bambino sulleginocchiamentre Leopoldomio maritoinvitava Mauro a prendere posto dietro;una volta giunti a destinazioneMauro ammirò sorpreso e stupefatto l'imponenzae il lusso della mia abitazione. Il bambino venne affidato alla governantepoiLeopoldocon la sua consueta fredda cortesiaci invitò ad accomodarci tuttiin salotto.
     "Dottor Lerin" cominciò entrandosubito in argomento"sarò onesto con leichiaro e soprattuttoconvincente. Ho conosciuto mia moglie quando era ancora una bambina... Io erogeologo e ingegnere nucleare: viaggiavo continuamentema una voltaper motividi lavoromi fermai a lungo nei pressi di Baghdaddove c'era da trivellaretutta una zona petrolifera. Il padre di Debora era uno dei tanti operai iracheniche lavoravano in cambio di una misera pagainsieme ai suoi giovanissimi figliShari e Iman. Debora era nata per errorequando i suoi genitori erano già inetà avanzata: la madre era una contadina nativa del Kurdistanuna donnapoverarozzaignoranteincapace di capire che la piccola Debora era malata.Era una bambina dolcedelicataaffettuosapiù vicina alla nostra razza chealla loroma soffriva di disturbi della personalitàdi una sorta disdoppiamento a causa del quale era convinta di essere la reincarnazione dellasua nonna maternache era stata uccisa dal marito dopo una parentesi di intensapassione con un cittadino italiano... Leidottor Lerinsaprà certamente che icurdi sono sempre stati maltrattati e considerati degli inferiori... Vedrà cosasuccederà adessose si scatenerà davvero questa terribile guerra delpetrolio! Ma ritorniamo al mio racconto: io frequentavo la casa di Debora quandolei aveva circa dieci anni... Io ne ho trenta più di lei... In quei posti ledonne sono considerate alla stregua di merce di scambiosi sposano ad undicidodici anniperché hanno uno sviluppo molto precoce. Io ero un uomo soloconuna vita avventurosa e vagabonda sulle spalle e una ricchezza in attesa dieredi. Sposai Debora quando aveva soltanto quattordici anni: i suoi genitoripraticamente me la regalarono. La portai con me a Firenzela feci studiarenefeci una vera signoraservita e riverita... Feìsal adesso ha undici anniilnostro primo bambino è nato morto..."
     Mentre Leopoldo raccontavaio me ne stavo chiusain un silenzio ostinatocon lo sguardo stranito incollato al volto del mioadorato Mauro.
     "Cosa pensa di faredottor Lerin?"riprese mio marito. "Vuole distruggere la nostra famiglia? Fra meno di unmese sarò anch'io a Veronaper motivi di lavoroe noi tre ci riuniremo."
     ImbarazzatoMauro rispose dopo un lungopenososilenzio: "Credevo Debora una donna di trent'anninubile e bisognosa diaffetto... Ioscapolo di quarant'anniero in cerca di una moglie che misapesse comprendere e amaree Debora era proprio il mio tipo. Ingegnere Pittiio mi sono innamorato alla follia di leie non riuscirò mai a dimenticarla...Quel che non riesco a comprendere è il motivo per cui Debora non ha volutorivelarmi la veritàanche se un sospetto ce l'avrei... Mi ha detto soltanto diaver avuto una lunga relazione sentimentale ed un figlio da un certo Sharichepoi è risultato essere suo fratello... Ingegnereio non potrei vivere senzasua mogliemi è entrata nel sangue come un velenoe di quel veleno insieme alei morirò... Ho capito che Debora non ricorda il suo passatoma io invecericordo i tanti massacri del popolo curdo e posso anche immaginare quel che dideleterio si è abbattuto sulla sua mente... Sono giorni e giorni che stostudiando il suo stato d'animo e sono addivenuto ad una possibile conclusione:Debora ha subito le violenze di un soldato irachenodelle quali Feìsal è ilfruttoe sono stati proprio gli abusile brutalità e le vicissitudini vis
suti che l'hanno traumatizzatasconvolgendo la sua mente... Ingegner Pittimelo lasci diresono un uomo perspicace e intelligente: Debora non è sua mogliema sua figliaperché anche lei si sarà servito di una povera curda per i suoiviziosi spassie per non lasciare una ragazzina misera e desolata nella melmacon un figlio di nessuno sulle spallel'ha portata con sé in Italia facendolapassare per sua moglietanto nessuno avrebbe capito o saputo mai... Deboraprima di meè stata soltanto con un uomoe quell'unica volta l'ha scioccataho capito che c'era qualcosa che non andava quando abbiamo fatto l'amore per laprima volta... Leida buon padreha cercato di salvarlae ci è riuscito:adesso il terrore della vecchiaia e della solitudine la stanno costringendo acommettere un errore... Ma leiingegnere Pittinon troverà un genero miglioredi mené un marito più innamorato e devoto per sua figlia... Lasci Debora conmechieda il divorzio se l'ha realmente sposata... Feìsal rimarrà sempre suofiglio e noi... c'è un paradiso sulla terra che si chiama Siciliadovesbocciano e si schiudono fiori delicati e variopintidove biancheggiano gliaranceti colmi di zagaradove germogliano lussureggianti vigneti e olivetiedove il mare è azzurro come il più puro degli zaffiri... Lì ci rifugeremoese vorràanche lei potrà venire col piccolo Feìsal... Ingegnere Pittileinon sa... non può capire il bene che le voglio: è una creatura tutto cuoretutto sentimentotutta animaDebora! È rispettosaubbidienteè ilprototipo del mio ideale di donna!"
     Leopoldo lo osservò compiaciuto e disse:"Lei sa leggere nel pensiero dell'uomodottor Lerine con raraperspicacia ha intuito tutto... Ma non s'illudaper lei non saranno soltantorose e fiori: il bambino vorrà seguire la madredella quale senteprofondamente la mancanzae vedrà per molto tempo in lei un avversariounantagonista... Deborainoltresoffre di vuoti di memoria e ha bisogno di averesempre una persona accanto. Sono anni che la tengo sempre con me: solo negliultimi tempi è diventata sfuggente e ha manifestato un forte desiderio diautonomia e di libertà... Macome lei stesso ha appuratoconfonde ancora ilfiglio con il fratello... Ed è convinta di aver avuto per anni una relazionecon uno sconosciuto... Ha una fantasia sconcertanteabnormenon può esserelasciata a se stessacrollerebbe senza un sostegno costante... Ho dovutomobilitare mezzo mondo per trovarle quel posto da impiegatama sapevo chesarebbe durata poco... Riflettadotto Lerinrifletta bene..."
     "Non lasciarmiMauro" lo supplicai"portami sempre con te! Non ti contraddirò maitu ordinerai ed io eseguirò!"
     Mauro aveva studiato bene la situazionee gli erachiara la difficoltà del suo futuroma non mi avrebbe abbandonato: adesso erodiventata una parte di sé e della sua coscienza. Non c'era comunque molto dastare allegri: ero una mitomane che si celava dietro racconti immaginariconcui riuscivo a lenire e a mitigare i miei incomprensibili complessi e le miefrustrazioni. Immaginavo in continuazionein modo sconcertantetutto ciò cheraccontavoma quando mi rendevo conto che le mie invenzioni erano divenuteormai incredibili e disorganichemi chiudevo in un mutismo ermeticopauroso.Solo la vicinanza di Mauro mi dava vita e confortoe senza la sua presenzaforse non sarei nemmeno stata più capace di allevare il mio bambino...
     Ad un tratto entrò in salotto Feìsal: "Maquesto signorequando se ne va?" chiese ingenuamente. "Io vogliostare con temamma. voglio mostrarti i giocattoli che mi ha comprato ilbabbo... Dai un po' retta a mee non solo al tuo direttore!"
     "Potrei vederli anch'io questibalocchi?" s'intromise Mauro. "Sapessi quanto desidererei avere unamichetto con cui giocare... Sono grandeeppure adoro i bimbi e i lorotrastulli... Se poi la tua mamma e il tuo papà me lo permetterannopotremmouscire anche noi due da soliacquistare qualcosa di molto bello e tornare conuno scatolone molto importante!"
     "Daisuandiamodirettore!" lo incalzòraggiante mio figlio. "Io mi chiamo Feìsale tu?"
     Leopoldo li guardò con tenera approvazione mentreiocontrariata e gelosami alzai assorta e mi ritirai come un automa nella miastanza. Uscirono tenendosi per mano come due vecchi amici...
     "Ti piace FirenzeFeìsal?" s'informòMauro.
     "Preferisco Baghdadè più bella... e poici sono nato."
     "E da quando sei qui?"
     "Da due annifrequento una scuola privata esono anche bravo."
     "E a Baghdadcon chi vivevi?
     "Con lo zio Shari e lo zio Imanma adessosono morti durante un'incursione irachenaun paio di mesi fa... I miei nonni etanti miei parenti sono stati massacrati... erano curdi... è rimasto soltantoun cuginoche si chiama Iman anche lui..."
     "E la tua mamma le sa queste cose?"
     "Nopapà non vuole darle tanti dolori e haordinato ai miei parenti in Iraq di non parlargliene maiperché la mia mammaè molto malata... Gli iracheni volevano ammazzarla perché è curda... Il miopapà è venuto a prenderla insieme a mee l'ha portata a Firenze per farlacurare... Adesso il suo medico si è trasferito a Veronama lei non è ancoraguarita..."
     Ero sdraiata con gli occhi chiusisupina come unmortoquando rientrarono.
     "Mammamamma!" gridò entusiasta Feìsalin un'esplosione di gioia. "Mauro è il miglior direttore del mondo! Quelloche avevi a Baghdad invece era cattivo..." ricordò rattristandosi"diceva sempre che eri un'insulsaun'incapace! Mauro non ti cacceràmamma! VeroMauro?" concluse volgendosi verso di luinell'attesa vigiledi una sua risposta.
     "La tua mamma è una donna abileesperta eintelligente" lo rassicurò Mauro"e la terrò sempre sotto la miatutela e la mia protezione... Ma fra un paio di giorni lei dovrà riprendere ilsuo lavoro e sarà costretta a far ritorno a Verona. E tuFeìsaltuchefarai?"
     Il mio piccino abbassò triste la sua testolinabruna: "Tornerai anche in clinicamamma?" si preoccupò. "Ed iodormirò sempre solo?"
     Vidi Mauro colmo di tenerezza e di compassione.Quello scenario pietoso lo faceva star male: LeopoldoFeìsal ed iotrepersone soleindifeseabbandonate a se stesse. Il palazzo era splendidosontuosoil danaro era parecchioma nei nostri cuori c'era soltanto il vuoto:un uomo anzianonon per etàma per esperienzaper la sua faticosa vitachesi adoperava a forza di recitare un doppio ruolo di marito e di padre che nongli competevae senza trarne vantaggi né soddisfazioni. Per carità cristianae senso di colpevolezza mi riteneva sua figliama in realtà... chissà chi eramio padre... se curdoturcoo che altro... Ero una povera diavolauna poveradisgraziata demente e perseguitatache aveva avuto la sventura di nascere in unpopolo perseguitato. E mio figlio? Chi era mio figlio? Figlio di quale animale?Io non ricordavo nientee forse questa era l'unica fortuna che Dio mi avevaconcesso: dimenticare uno squallido e vergognoso passato. E mai sarei venuta aconoscenza di un genocidio infame e obbrobriosoche aveva decimato un popoloacominciare da quasi tutti i miei familiari: non sapevo che da pochi giorni laguerra era già scoppiataLeopoldo aveva impedito che ne venissi a conoscenzaaiutato dalla mia istintiva repulsione per la televisione e i mezzid'informazionee da mio cugino Imanche da Baghdad continuava a spacciarsicon me e con chiunque avesse rapporti con meper mio fratello...
     Dopo pranzoLeopoldo ci invitò ad uscire con lasua macchinaper visitare le Cascine con il loro verde ombreggiante e i pratiameni infiorati di margherite. Avrebbe fatto riposare lui il piccolone avevaproprio bisognoeccitato com'erae per noi sarebbe stata una buona occasioneper continuare a conoscerci...
     "DeboraDebora!" esclamò Mauro."Tu mi stai togliendo il senno: il tuo corpo flessibilearmoniosoil tuofascino ambiguo e stranamente orientaleil tuo atteggiamento arabico difarfalla enigmatica e conturbante stanno travolgendo il mio fisico e la miamente... Che importa se ricordi o meno il tuo passatoe me interessa vivere iltuo presenteDebora!"
     Un venticello odoroso trasportava su di noi unanebbia spumosa di fiori bianchi. Per più di un'ora rimanemmo abbracciati araccontarci storie fiabesche ed incantate che non avevano bisogno di memorie nédi passatopoi riprendemmo a girare per i dintorni della città: FiesoleArcetriBellosguardo...
     "Di cosa ti parlano questi posti favolosi?Dimmi alcuni nomivediamo cosa ricordi..."
     "D'AnnunzioGalileiFoscolo e Goethe: Unavioletta stava sul pratoignota e col capo reclinato. È l'eroica morte di unumile fiore palpitante..."
     "Cosa vuoi dire?" esclamò Maurosconvolto.
     "È breve la vita del creato" risposidocile"eterna è invece la lucecome la luminosità degli astri..."
     Per due giorni vivemmo in assoluta simbiosisempre vicinicome ignari di tuttoma quando tornammo a VeronaMauro miannunciò deciso: "La prima cosa che intendo fare è parlare col tuomedico: Leopoldo mi ha dato l'indirizzo e ha già telefonato perannunciarmi..."
     Il verdetto del chirurgo fu terribile: "Leabbiamo rimosso un grave ematoma al cervelloche stava per paralizzarle unaparte del corpo... È sotto controllo da un anno... Speriamo che non siriproduca..."
     Non era più Mauro l'uomo che mi stava al fianco:era l'incarnazione del doloredell'angoscia. Aveva il volto disfattolividoma io lo osservavo apaticaindifferentedistrattacome se nulla miriguardasse...
     "Quando torneremo in Sicilia?"continuavo a chiedere. "Ero così felice lì... Tra le stelle scintillantisui pampini e sui tralci dei vigneti profumati di grappoli di uva succosae trale terse onde spumeggianti dell'azzurro mare increspato!"
     Da quel giorno diventammo inseparabili: sapevamoche anche l'attimo sarebbe stato un quadrante dove disegnare le oreche per noierano sacre. Ogni secondo del giorno e della notte era irrinunciabileintoccabile. Il nostro amore sarebbe sopravvissuto al tempoinviolabileimmutabile...
     "Debora" mi disse Mauro una mattina"che ti piaccia o menonon voglio che tu lavoriné che ti affatichi: unavolta era il marito che manteneva la moglie. Ebbene... io la penso all'antica:desidero che tu dia le dimissioni. Penserò io alla prassi burocratica..."
     "Ma così..." cominciai disorientata"la mia vita sarà un mortorio! Sempre sola in casa ad aspettarti! Non saròpiù nessuno!"
     "Sarai mia moglienon ti basta? Feìsal verràa vivere con noi..."
     "Ma il bambino vorrà dormire con me"obiettai"né ti accetterà tanto facilmente al posto di Leopoldoche luicrede il suo vero padre... Lasciando invece le cose come stannoavremmo unamaggiore intimità... Io voglio continuare a lavorareMauro!"
     Il trillo del telefono interruppe quella scabrosadiscussione.
     Mauro andò a risponderee sentì una vocegutturale che dicevacon un marcato accento straniero: "Mi chiamo ShariTaine cerco la madre di mio figlioDebora Lisir... Mi trovo a Veronaho ilsuo indirizzo e non sono lontano dalla sua abitazione..."
     "Cosa significa tutto ciòDebora?"fece Mauro. "Tu non ricordi il tuo passatoma come vedo sono in molti aricordarsi di te..."
     Mi alzai lentamenteassorta e svagatae miavvicinai allo specchio posto su una consolle antica nella mia stanza daletto... Era da tanto che non mi tingevo più i capelliche stavano riprendendoil loro colore naturale: scuricome i miei occhi dal taglio orientale. Non mipiacevoanche se dovevo riconoscere che possedevo il fascino del diversodell'Oriente ambiguo e misterioso...
     Ricordai all'improvviso di un viaggio estenuanteintrapreso con i miei genitori nei pressi della montagna di Aladagin Anatolia:ero ancora una ragazzina e Leopoldo era lìin compagnia di un giovane turco.Mi prese tra le braccia e mise tanti soldi nelle mie manisoldi che consegnaisubito a mia madre... Adesso l'avevo ben chiara nella mente: era una belladonnacurda di natalinomade di razzae si chiamava Mirkazik. Leopoldo parlòa lungo con lei: forse mio padremiserabile e spostato qual eragliel'avevavenduta. Mia madrepoverinaguardava Leopoldo con la mia stessa ariasottomessa. Era una stracciona leiuna miserabile pezzentelui invece era ungran signore...
     "Di dove sei?"gli chiesi nella mialinguache lui conosceva molto bene.
     "Sono italiano" mi rispose"evengo da una città bellissima dell'Italia... Vuoi venire con me? Ti faròstudiare in una delle migliori scuole..."
     "Com'è la tua bandiera?" domandaiinaspettatamente curiosacon ingenua semplicitàsenza maliziamostrandogliuna bandierina di carta che tenevo tra le mani.
     "È di tre colori" replicò: "èbianca come un abito nuzialerossa come il sole al tramontoverde come lagiovinezzacome gli anni più belli..."
     "La mia invece" ribattei candidamente"è rossa come il fuocobianca come la neve e nera come i miei occhi; alcentro ci sono tre stelle a cinque punteverdi come l'erba dei nostriprati..."
     Leopoldocompiaciuto e sorridenteguardò primamepoi mia madre. "Grazie" le disse"non potevi farmi unregalo più bello!"
     Mauro mi si avvicinòavvicinò la sua guanciaalla mia e con le mani mi sfiorò le tempiele fece scivolare sul mio capo sinoalla nuca e mi chieseinquieto e tormentato: "Deboradov'è che sei stataoperata? Dov'è la cicatrice?"
     Mi toccai la testa senza rispondere.
     "Debora" proseguì" Shari èquiarriverà da un momento all'altro... Rispondimiti prego: è lui il padredi tuo figlio?"
     "Shari è morto..." mormorai inebetita.
     "Allora è risuscitato... E poiShari non ètuo fratello?"
     Lo ascoltavo in uno stato di offuscata alterazionementalecome in dormiveglia: "Erano in tanti..." bisbigliai"midoleva la testa... tutto..."
     "Debora..." m'incalzò dolcemente"tuo padre e tua madre erano curdi? Cerca di rammentare... Eranoperseguitati? Che tipo di violenza ti ha sconvoltoDebora? E come facevi alavorare in queste condizioni?"
     "Avevo due elettrodi... e tantetantescariche... mi distruggevano il cervello."
     Bussarono alla porta: Mauro andò ad aprire.
     "Lei chi è?" domandò gelido allosconosciuto apparso nel vano della portaaccorgendosi che tremavo. "Pertelefono mi ha detto di essere il padre del bambino di Debora..."
     "Infatti: Debora è convissuta con me perannie la riprova del nostro amore è proprio quel figlio che adesso mi sinegaripudiando e rinnegando tutto il nostro passato!"
     "Io... io..." dissi confusaavvicinandomi a Mauro"io penso di averla vista da qualche partesignorema non ricordo di essere mai stata in intimità con lei..." Di quell'uomonon ricordavo proprio nulla: per me Mauro soltanto era la prima esperienzaimportante della mia vitala mia prima fiammala mia vera affinità... Ma nonsapevo come farmi credere. "Vada viaadesso!" esclamai. "Se puòprovare la sua storia lo facciaaltrimenti mi lasci in pace!"
     Con uno sguardo torvo l'uomo uscìminacciandoperò di tornare.
     "Dio mioDeborama cosa è stata la tuavita? Chi sono questi uomini che ti braccano? Chi è il padre di tuo figlio? Chesorta di intervento chirurgico hai subito? Dio mio... Debora... se tu dovessimorire... perché ti ho incontrato? Eppurequanto bene ti voglioquanto tidesidero! Non saprei più vivere senza di te!"
     Tacquiabbracciandolo stretto. travolta dallenebbie del mio passato...
     "Dov'è nato tuo figlio?" chiese ancoraMauroavvezzo ormai al fatto che solo tempestandomi di domande sarebbe riuscitoa farmi ricordare. "Chi era con te? Chi ti ha assistito?"
     "In casa... è nato in casa... C'eranoLeopoldomia madre e una levatrice... Tornavo a casa da sola... Era seraeroandata in farmacia a comperare alcune medicine per mia madresofferente dinefrite... Passava un gruppo di militari iracheni... digiuni da un pezzo... unodopo l'altro... mi violentarono tutti... Rimasi buttatacome un panno sporco esanguinantetra i cespugli di una stradina solitaria... Un passante mi soccorsedopo molte ore... Si chiamava Sharicome mio fratello... Morì durante unaguerriglia..." Avevo gli occhi spiritatisperduti nel vuoto. "Nonso..." continuai sconsolata"Non so chi sia il padre di Feìsal...Non ci sono stati altri uomini nella mia vita... Sono esseri che detestoaborriscotranne te... Se fossi liberati sposerei anche domani...
     Qualche giorno doporicevetti una lettera diammonizionedove mi si accusava di negligenza e di trascuratezza nel miolavoro. Rimasi inebetita: dieci giorni di congedo per motivi di salute avevanomesso in gioco un posto di lavoro cui avevo mirato per tutta la vita?
     "Meglio così" m'incoraggiò Mauroquando uscimmo e gli riferii tutto. "Potremo trasferirci subito e portarecon noi Feìsalcosì avrai tempo di fare la moglie e la madre senza stancartitroppo... Anziprenderemo una donna che ti aiuti nei lavori domestici!"
     "Anni e anni sui libri per finire a fare ladonna di casa..."mormorai come una sonnambula. Lo guardai intensamentecupa in volto. "Avrei bisogno di bere qualcosa di fresco..."cominciai.
     Mauro si fermò davanti ad un bare mi lasciò ilbraccio per un istanteil tempo di trarre dalla tasca interna della giacca ilportafogli. In un attimo ero già svanita: sgattaiolai celerefino a farperdere le mie tracce. Volevo andare a morire tra la mia gentetagliando iponti con un popolo estraneoche non mi apparteneva. Per il divorzio avreidovuto aspettare tre anninon avevo alcun ruolo nella societàmio figlio erain ottime mani. Che ci stavo più a fare in Italia? In Iraq mi avrebbero uccisonel fisicoma in Italia mi avevano già ucciso nella mente... Ero mortadentro... A che sarebbe servito vivere ancora?
     Del restola mia era una natura osticascetticadiffidente. Sarei stata felice di continuare a lavorare insieme a Mauroperchécosì avrei potuto sorvegliarlocontrollarlo... Diversamenteavrei trascorsole mie ore nel sospettotemendo possibili rivali in agguatoe per di piùsenza lavoromi sarei sentita inutilepersaincapacepeggio che unamantenuta... Vivere soltanto per aspettare il suo ritorno alle otto di seraormai stremata dalla gelosia?
     Tanto valeva andare a morire nel mio paesefra imiei similiinneggiando ad un ideale: la patriala mia patriala nostra primamadre che molti hanno dimenticato. Solo un dolore mi stringeva l'anima: nonpoter più tornare in Sicilianell'azzurra Sicilia... Ennal'ombelicodell'isolatanto amata dagli Svevi e poi da Federico II d'Aragona; l'anticaPiazza Armerinaperduta tra boschi di pini e di eucalipti; il lago di Pergusadove Platone rapì la sua adorata Proserpina; il tempio di Giunone nell'arabaGirgenti: il monte Barbarocon ai piedi la stupenda Segesta. Dio miocosaavrei perso!
     Camminavocamminavo apaticaindifferentesenzameta... Barcollantecome una squilibrataa ventotto anni non avevo più né unfuturoné la speranza del futuro...
     SconvoltoMauro mi cercò instancabilmente pertutta la nottefinchéesaustotelefonò a Leopoldoavvisandolo della miascomparsa. Continuarono a cercarmi per due giorni senza risultatoe stavano giàper perdere ogni speranzaquando finalmente la polizia li avvisò che unagiovane donnale cui fattezze corrispondevano alla descrizione che avevanofornitoera stata ripescata nell'Adige e si trovava al Pronto Soccorso.
     Mauro mi trovò che vomitavo acqua come un fiumein pienalivida in volto e con gli occhi vitreii capelli incollatiil corpointirizzito e irrigidito. Affrantoabbassò la testa per non guardareatterrito da quella visione raccapricciante. Si coprì il volto con le manicercando di non svenire...
     Mi voleva un bene da morireeppure non erariuscito nemmeno per un attimo a sollevarmi dal mio stato d'inferioritàné ainfondermi sicurezza. Mi vedevo bruttaanomalainutileinsignificanteunpesciolino di fronte ad uno squaloun verme dinanzi ad un serpente...
     I medici che mi avevano prestato i primi soccorsisi erano perfettamente resi contodalle mie reazioni alle cureche non volevopiù vivereche rifiutavo la vita e subivo il fascino della mortedellafine...
     "Veda lei cosa può fare..." disse aMauro il primario in tono gelido. "Come? Ama tanto sua moglie e l'ha spintaad uccidersi? Era così felice con lei questa poveretta che ha preferitoannegarsi piuttosto che starle accanto! E... tutti questi maltrattamentiquestesevizie così evidenti sul suo cuoio capellutodi chi sono opera? Ci sono anchesegni di bruciature... Fortuna che ha tanti capelli che coprono tuttoma con latesta bagnata si vede ogni cosa!"
     "Cosa?" sbigottì Mauro.
     "Non ne sa nulla? Ma questa poveraccia hasubito torture di ogni genere..."
     "Ne so poco e niente... So soltanto che isuoi genitori erano curdi e chedi tutta la famigliasi è salvata soltantolei..."
     Appena il primario si allontanòMauro telefonòsubito a Leopoldodicendogli che la sconosciuta che aveva tentato il suicidioero proprio ioe pregandolo di raggiungerlo immediatamente. Si avvicinò poi almio lettosi sedette accanto a me e mi prese la manosussurrando disperato:
     "Deboraperché? Perché l'hai fatto? E chebene mi vuoise preferisci la morte?"
     "Dove sono?" mormorai soltantoprima dicadere in un penoso stato di dormiveglia.
     Quando Leopoldo arrivòinsieme a Feìsale mivide ridotta in quello statoimpallidì ed era quasi sul punto di scoppiare apiangere.
     Mio figlio incominciò a tremare e a gridare:"La mia mamma è morta! La mia mamma è morta!"
     "Sta soltanto riposando... Andrà tutto benenon temere!" lo rincuorò Leopoldo. "Adesso siediti un po' qui a farlecompagniasi sveglierà presto" lo esortò indicandogli una sedia accantoal mio letto"potrebbe avere bisogno di qualcosa... Pensa tu a leidabravo omettointanto Mauro ed io andremo in corridoioa parlare unpoco..."
     Fece cenno a Mauro di seguirlo e si allontanaronolasciando socchiusa la porta. Una volta solifissando con uno sguardo spento ilgrigio pavimentoLeopoldo cominciò a raccontare: "La madre di Debora sposòa diciannove anniun uomo di trentaun operaio curdo addetto ai pozzipetroliferi come trivellatore: era un gran lavoratorecapaceindefessosolertema era avaroingordoegoista. Trattava la moglie come un cane: lapercuotevala maltrattava davanti a tutti... Lei era una contadina curdaunabella ragazza florida e piacentema analfabetasottomessaubbidiente. Io aquel tempo lavoravo come un asinoe a voltedurante le pause per il pranzoZirakcosì si chiamava quest'operaiosi intratteneva a parlare con me... Ungiorno mi fece una confessione che mi lasciò annichilito dalla sorpresa:"Ingegnereio da piccolo ho avuto una malattia che mi ha reso impotente...Mia moglie soffrevorrebbe dei figli... e leiingegnereè giovane... seavesse desiderio di una donna... ma nessuno dovrà mai saperne nulla..."Ero giovane e la tentazione mi vinse: quella ragazzarozza e ignorantema dalcuore d'oromi diede tre figlitutti riconosciuti da suo marito. Si chiamavanoShariDebora e Iman. Io le volevo benee lei mi adorava... Li colmavo di soldie di regalii miei figlie li feci studiare tutti e tre. Adesso i maschi sonomorti... Per sottrarre alla ferocia e alla bestialità umana l'unico ricordorimastomi della mia strana e singolare famiglia orientalepensai di far passareper mia mogliequi in Italiacolei che nessuno sapeva essere figlia mia... Inquesto modo riuscii a salvarlainsieme a suo figlio..."
     "Debora e suo figlio saranno la mia famigliad'ora in poi" ribatté Mauro commosso"ed anche tu ne farai partese lo vorraiperché lo meriti davvero... Avevo un gran desiderio di sposarmidi avere una vita miama i miei genitoriegoisti e possessivimi hanno sempredominatospadroneggiando sul mio carattere debole e remissivo... Debora è ladonna che ho sempre cercato e con la quale voglio affrettarmi a recuperare ilpassato..."
     Leopoldo e Mauro rimasero in ospedale a vegliarmi.All'alba cominciai a lamentarmi e a chiamare Mauro: si avvicinòsi sedette almio capezzalestringendomi dolcemente la mano senza parlareper non farmistancare. Leopoldo uscì subito dalla stanzaper lasciarci soliinsieme a Feìsalche dormiva come un ghiro su un lettino accanto al mio.
     "Mauro" trovai finalmente la forza disussurrare"anche se non potrò seguirti subitoandrai ugualmente aPalermo?"
     "Devotesorodevo prendereservizio..." mormorò triste"ma vedraisarà soltanto per pocopoici aggiusteremo definitivamente..."
     Per me fu un colpo terribilecome se mi avesseroinferto una stilettata a tradimento: sulle prime piansi moltissimostetti moltomalema poi mi rassegnai ad aspettare la guarigioneconfortata anche dalle suetelefonate che arrivavano continuamentead ogni istante della mia giornata.
     Dopo una settimana circaun venerdì seraquandogià ero tornata a casaMauro tornò improvvisamenteper farmi una sorpresama appena vide Shari che usciva dal mio portone si sentì immediatamentedivorare dai sospetti e dalla gelosia. Suonò da me e venne ad aprire Leopoldoperché io rimanevo ancora a letto per buona parte della giornata.
     "Volo da Palermo col primo aereo per renderlafelice" si sfogò corrucciato"e appena arrivo qui trovo quel figuroche scende le scale... Che diavolo voleva? E Debora? Perché lo riceve?"
     "Non è come credi..." cominciòLeopoldo"anzi: qui le cose si mettono male... VediShari e Debora sonostati compagni di scuola" gli raccontò"studiavano insieme... Luiera molto innamorato di leima Debora non lo ricambiava affatto... Una seradurante una parata militareShari la rapì e la violentò... All'inizio negòtuttoma adesso rivendica la paternità di suo figlio... Vuole sposare a forzaDeborae l'ha minacciataqualora non acconsentissedi rapire il bambino eportarlo con se in Iraq..."
     SbigottitoaffrantoMauro non riusciva più adarticolare una parola: i lunghi giorni trascorsi a Palermo senza di me nonavevano fatto altro che fomentare il già terribile fuoco della sua passione.Era difficile per luiadesso che mi aveva conosciutofare a meno della miapersonalità così cedevole e prodiga di devozione e di affetto. Ero docileaffabileaccondiscendentecarezzevoleremissiva. Luiche era stato abituatofino a quarant'anni sempre ad ubbidire e a sottostare al volere altruie aritenersi colpevole anche se rientrava con cinque minuti di ritardo e sedesiderava una donna accanto a sési sentiva finalmente uomo con mesostegnoaffettivo e unica ragione di vita di una donna orientale di ventotto annidisposta a concedergli tutta se stessa per l'eternità. La sola idea di perdermilo faceva quindi quasi uscire di senno...
     "Ma perchéallora" chiese alla fine"Debora non ricorda nulla di tutto ciò? Perché nella sua mente un unicoaggressoreil suo compagno di studiè stato sostituito da un drappello disoldati?"
     "Tre anni fa Debora e i suoi genitori sonostati torturati con elettroshock continui... Ho fatto appena in tempo asalvarlaportandola in Italia per farla curarealtrimenti sarebbe morta anchelei... Non riconosceva più nemmeno se stessaricordava soltanto a sprazziinmodo sconnesso e disordinato... Ma io ho sempre conosciuto l'identità del padredi suo figlio... Shari però l'ha ritrovatae l'ha seguita fin qui... È statolui la causa del suo tentato suicidio: l'ha aggredita vicino al fiumee Deboraper sfuggirgli si è buttata di sotto... Fortuna che qualcuno ha vistotutto..."
     "E chi?"
     "Un marinaio... tale Oreste Altieri...bisognerebbe andare a sentire cosa ha visto esattamente... Si potrebbetentare... ho l'indirizzo..."
     Senza nemmeno entrare nella mia stanza persalutarmiMauro tornò ad uscire e si recò all'indirizzo che gli aveva datoLeopoldo. Si presentòspiegò il motivo della sua visitae l'uomo non si fecepregare per raccontargli tutto quello che aveva visto.
     "La ragazza era sul lungo Adige che faceval'autostop... Sembrava assonnataimmersa nei suoi pensieristralunata... Ad untratto si è fermato un giovane che l'ha invitata a salire sulla sua macchina...Al suo rifiuto è sceso come una furiae ha tentato con tutte le sue forze dicostringerla ad entrare. Ma la ragazza ha continuato ad opporsie allora luil'ha trascinata verso un campo vicino alla strada... Io sentivo che lei urlavama non mi andava di intromettermiquel tipo non mi piaceva affatto... Sainqueste faccendeè meglio andare con i piedi di piombo... Alla fine la ragazzaè riuscita a fuggireè ritornata sulla stradama quel farabutto le si èavventato addosso e l'ha spinta nel fiume... Allora mi sono dato una mossamisono tuffato e l'ho tirata in salvo... Ha bevuto un bel po'ma almeno èsopravvissuta... E quel tiziopare faccia parte di una famiglia importante ...È di nazionalità irachenama è parente per parte di madre di un personaggiomolto influente... un certo Baldi... sail professore universitarioilneurochirurgo... e allora la faccenda è stata messa a tacere..."
     Mauro si trattenne ancora un po' col marinaiosondò le sue intenzioni e si assicurò chein caso di necessitàOresteAltieri sarebbe stato disposto a testimoniare. Gli rimaneva però da capireperché mai io mi trovassi a fare l'autostop sul lungo Adige...
     Fu la prima cosa che mi chiese appena tornò acasa mia.
     "Volevo fuggire da te..." gli rispositimidamente"Da tema soprattutto dai miei dubbidalle mie incertezzedai miei complessidai miei ricordidalle mie fissazioni... Volevo far ritornoa Baghdadper morire nel mio paese... Il sonno della morte è meno duro delsospetto tormentoso e lancinante che ti sfinisce inesorabilmente un poco pervolta... Che terribile agoniaMaurosarebbe la mia vita accanto a te! Vivreiin una continuaangosciosa diffidenzanella sfiducianel perenne timore deituoi tradimenti con tutte le impiegate che ti stanno attorno! E io... sola... incasasenza poter fare altro che aspettare!"
     "E tu" quasi urlò"tu hairischiato la vita per queste inutili fantasticherie e per questi assurdi timori?Come potevo immaginarloDebora? Io... io... la persona più seria ed onesta delmondo... io che ho aspettato quarant'anni nel desiderio costante di avere unadonna tutta miada amare e rispettare per tutta la vita... Io... avrei maipotuto immaginare che mi credessi capace di questo? Sono volato da te appena hopotutoper esserti vicinoperché la tua lontananza mi stava logorando... etu? Tu credevi questo? Così male mi giudichi? Questa è la stima che hai di me?Dio mioDeboraho sognato tantoin questi giornii nostri dolcissimiincontri d'amorela nostra passionei nostri baci... Debora" ripresedopo un istantein tono deciso: "tu adesso partirai con mela prossimasettimana al massimo. Ho già visto una casa molto graziosavicino alle poste... e se proprio vuoifarò in modo di farti tornare a lavorare... appenastarai bene del tutto..."
     "E perché dovrei avere diritto alla letiziaalla gioiaalla felicità? Chi sono io più degli altri? Che diritto ho digioire quando il mio popolo soffre? Nel massacro dei curdicosa valevo io piùdi mia madredei miei conoscentidei miei parenti? NoMauroti voglio troppobene per accettartie mi voglio troppo bene per seguitare a soffrire: torneròa Baghdadper morire insieme alla mia gente!"
     Troppo costernato per contraddirmiMauro mormoròsoltanto: "Deborase questa è la tua volontàgiuro che non mi sposeròmai... A che servirebbe? Da bambino stavo sempre maleiperprotetto e angariatodai miei genitoriche temevano per me anche il più esile spiffero d'aria... Ingiovinezzami si privava di tuttoin nome della dea paura e della mostruosafatalità... Ho assistito deboli e infermi per tutta la vita e ora... ora che tueri apparsa come un angelo sulla mia malinconica e monotona viacome la reginadelle fateeccomi costretto a perdertia rinunziare a te... E per cosa? Per unsenso di colpa assurdoche non ti appartiene! Non hai già sofferto abbastanza?È sempre troppo poca per te l'espiazione? Deborarifletti: lascia camminare iltuo cervello in modo giusto e lineareo almeno lasciati consigliare. Se seistata l'unica a salvarti da un eccidiosignifica che Dio ha voluto cosìeallora... perché vuoi contrastare il volere di Nostro Signoreopponendoti aisuoi disegni di giustizia? Perché sei così dura e inflessibile con te stessa econ gli altri? Pensi alla tua sofferenza e ti ostini ad ignorare la mia? Chi sioccuperà più di mequando tu mi avrai lasciato solo? Sono disperatoDeborama tu non vuoi capirlo! Sei sordaspietatacrudele con me!"
     Mentre Mauro parlavadavanti ai miei occhisbarrati tornavano i volti terrorizzati e sanguinanti dei miei caricheimploravano pietàin mezzo a una tenebrosa nuvola neradall'ammorbante lezzodi sangue...
     "Mammadove sei?" presi ad urlare comeun'ossessa.
     Mauro mi prese tra le sue bracciami strinse a sécon tutto il suo amore: il suo calorela sua tenerezza mi rassicurarono per unistantema fu soltanto un palliativoperché sapevo che anche da quel sogno didolcezza e di amore mi sarei svegliataper tornare a piombare nella grigia etortuosa realtà.
     "Mauro..." sospirai più volte"Mauro... Mauronon mi lasciare! Ho paura! Rimani con meconfortamiconsolamiho paura!"
     Leopoldo e Maurodopo averne discusso a lungodecisero che per me c'era solo una via di salvezza: lasciare per il momento ilpiccolo Feìsal a Firenzein attesa che le acque si calmassero definitivamentee che Shariavvertito dell'esistenza di un testimone al suo tentativo diomicidiomollasse la predae seguire il mio uomo fra i ciclopici scogli delmar di Sicilia...
     Nella sfavillante capitale normanna trascorremmoun mese di smisurata felicità. Mauro mi adoravae telefonava continuamente dalsuo ufficioperché lo sentissi sempre presente. Il nostro civettuoloappartamentino era a quattro passi dalla sua sede lavorativa: io lo accompagnavoal mattino e all'ora di uscita mi trovava già lì ad attenderlo. La mia saluterifiorivamentre lui sembrava ringiovanire di giorno in giorno. Il finesettimana lo trascorrevamo gironzolando per Palermo e per altre cittàdell'isola: Mauro mi scattò delle foto bellissime dinanzi alla cupa fortezza inpietra lavica a strapiombo sul mare di Acicastello. Nel paese dei Malavoglia cifermammo per un bel pezzo a contemplare lo scoglio gigantesco dove si eraappostato Polifemocieco e sbraitantenell'intento di colpire la nave delfuggiasco Ulisse. E poi il piccolo altopiano di Acirealecon i suoi profumati esplendidi agrumifaceva corona alla nostra follespumeggiante passione.
     Quasi ogni sera telefonavo a Leopoldo per avernotizie di Feìsaldal quale il mio cuore di madre si era staccato con immensodolore...
     Un giorno Mauro ricevette in ufficio la visita deldottor Baldiparente di Shariil presunto padre del mio bambino.
     "Sono mortificatosono dolente diimportunarladirettore..." cominciò"ma... ecco... se potesse darmiascolto per pochi secondi... io vorrei chiarire la nostra posizione e..."
     "Dica pure" replicò Mauro visibilmenteturbato"l'ascolto..."
     "Direttorelei vive... ed io non ho nientein contrario... ma è bene essere schietti e leali una buona volta. Lei vive conla donna" riprese"anzi con la moglie del mio figlioccio e di questosembra non curarsi affattoeppure il loro è un legame che dura da anni e cheha già dato un frutto... VedeLeopoldo Pitti era mio grande amicoquando ebbequesta benedetta figliola da una contadina curdae la portò a Firenze con séche aveva appena cinque anni. Quest'uomo vede soltanto attraverso gli occhi disua figliadarebbe la vita per leie non si è mai reso contocome del restoneppure Sharidi quanto sia malata questa ragazza: è mitomane e smemoratavive in modo stravaganteimmagina di aver vissuto esperienze mostruose eraccapricciantima non c'è nulla di vero nelle sue invenzioni. E Leopoldol'assecondaperché è più strano di lei... È stata curata anche conl'elettroshock per un lungo periodo di tempoed un anno fa ha subitol'asportazione di un tumore al cervelloche poi fortunatamente è risultato dinatura benigna. Un mese prima di operarsidi punto in biancoha abbandonatoShariil mio figlioccioportando con sé il bimboed è tornata dal padreche la protegge inventando ogni sorta di storie per mascherare la verità..."Così dicendotese a Mauro il certificato di matrimonio tra me e Shariunostato di famiglia e la mia cartella clinica. "Sharidirettorenon leconcederà mai il divorzio" continuò"né la possibilità di tenerecon sé suo figlio. Debora ha il potere di stregare gli uominicosa che adessosta facendo con leima Shari non gliela darà vintaperché è pazzo dilei..."
     Completamente stordito dalla sorpresaMauro siprecipitò subito a casanon appena congedatosi da Baldi. Durante il tragittoperò gli balenò nella mente l'idea di telefonare ai miei presunti parenti aBaghdadper cercare quantomeno di orientarsi nell'intricata massa di racconticontraddittori che non faceva altro che sentire sul mio conto.
     Ironia della sorte! Aveva fatto tanto perliberarsi dalle assurde anomalie e dalle angherie della sua bislacca famigliaper poi precipitare a capo fitto in un covo di forsennatimatti e dementichedi reale possedevano solo una grande immaginazione e una quasi diabolicainventiva. Ma il vero problemaper luistava nel fatto che non sarebbe mai piùriuscito a fare a meno della mia presenza. Senza me al suo fianco avrebbe persototalmente la ragioneperché ero diventato il suo chiodo fissoil pensieroindelebile e persistente della sua vita.
     Appena riuscì a mettersi in comunicazione conBaghdadla solita voce maschile gli disse: "Ahè leisignor Lerin...Poco fa ho appunto ricevuto una telefonata da Deboradall'aeroporto di...Boccadifalcosì ... Mi avvisava chenel giro di ventiquattr'oresarebbetornata definitivamente a Baghdad... Poverinava fuggendo da sé e daglialtri... Eppure ero convinto che vi voleste beneche fosse un rapporto serio ilvostro: non capisco perché vi siate lasciati... Mi parlava sempre del vostroamore..."
     Mauroannichilito da quell'ennesimo colpochiusein fretta e si precipitò a casa. Il sapore del vuoto e della solitudine chepervadeva la nostra abitazione lo atterrivano. Sotto il telefono trovò duerighe scarabocchiate in fretta: "Non sono quel che sono. Ti amo da morire.Debora."
     Tornò freneticamente a comporre il numero deimiei parenti a Baghdad.
     "Dottor Lerinancora lei? Ma così spenderàun patrimonio! E poiparlare di queste cose al telefono non è facile..."
     "Non si preoccupi... Mi racconti tutto quelche sa: Debora è la mia vita!"
     "Vededottor Lerintutte le informazioniche lei ha ricevuto da Leopoldo Pitti e da Sauro Baldi corrispondono all'incircaalla pura e sacrosanta veritàma certonel raccontoqualcosa è statatrasformata e deformata... Ma c'è una base di fondo che ha del paradossale:Debora LisirPitti di adozionemoglie di Sharifiglioccioo forse figlioillegittimo di Baldie padre di Feìsalè morta un paio d'anni fa per un maleincurabile: ma questo non lo sa nessuno... Shari si sarebbe ucciso se Deborafosse mortae questo Baldi lo sapeva fin troppo bene.. Mia sorellaper puracasualitàdata la sua rassomiglianza con la defuntaè stata pagataprofumatamente dal dottor Baldiche bazzica di frequente in Iraqperinterpretare e rappresentare una parte che non le si addice e che non lecompete. I copioni non si imparano facilmente... ma Baldi non ha trascuratonulla per farle apprendere bene la sua parteagevolato anche dal fatto che miasorellacaduta in mano degli iracheni durante una delle tante loro incursioniin territorio curdoera stata barbaramente torturata e sottoposta ad una seriedi elettroshock che le avevano quasi distrutto la mente... L'ha fatta curareleha fatto perfezionare il suo italiano e completare i suoi studi e l'ha portatain Italiasostituendola alla vera Debora ricoverata proprio nella suaclinica... Per questo mia sorella confonde la sua vita con quella di Debora...È stata condizionatal'hanno sottoposta anche ad ipnosi... Ma non c'era altromodo per sopravvivere... E adesso leidopo aver incassato una sostanziosa cifrain danarodopo aver preso il posto di Deboracon tutti i vantaggi che nederivanoanziché continuare a recitare bene la sua parteè fuggita con ilsuo folle amore... Adesso ha capitodottor Lerin? Servono altre spiegazioni?Noi siamo miserabilipezzentiaccattonima viviamo beneperché sappiamoafferrare quel che ci offre il destino... E mia sorella rende bene... Guai senon ci fosse lei... Eccodirettoreinizialmente queste cose non avrei volutodirgliele... poi ho provato pena per lei e mi sono fatto coraggio... AppenaDebora torneràandremo via da Baghdadnon sappiamo ancora dove... E la donnache lei amadottorenon si chiama Deborama Darlak Hassien..." Lacomunicazione s'interruppelasciando Mauro nella disperazione più nera.
     Poi all'improvviso uscì di casa come unforsennatoentrò in macchina e si diresse come un fulmine verso l'aeroporto...
     Mi riconobbe all'istantementre lentamente midirigevo verso l'imbarcoguardinga e girandomi continuamente intorno.
     Mi raggiunsemi afferrò con mani che sembravanotenaglie e urlò: "Dove vai? Dove pensi di scappare? E che pensavichefossi l'ultimo dei fessil'ultimo deficiente da adescare e da abbindolare?Perché sei voluta venire con me? Per farti un po' di villeggiatura? E ora te netorni vigliaccamente al tuo paesedopo aver turlupinato dei poveri disgraziatimentecatti... e soprattutto me... Ma se pensi di cavartela ti sbagli: abbiamomolti conti in sospesoio e te! Perché mi hai preso in giro? In questo modomantieni i tuoi fratellisicuramente più onesti di te? Truffando einfinocchiando le personedopo averle circuite?"
     "Lasciami andare..." mormorai con unfilo di voce"tu non sai cosa significhi la pietà..." Spariiall'interno dell'aeroportosenza voltarmi indietro.
     Una volta tornato a casaMauro si buttò sulletto strematoin un disperato tentativo di raccogliere le idee: alla finestordito e spaesatoprovò a telefonare a Leopoldo.
     "È a Verona: è tornata a vivere con suomarito e suo figlio..."
     Soltanto una settimana più tardi mi decisi afarmi viva: "Io sono una donna onestaMauroe mantengo le mie promesse:sono tornata dove il dovere mi chiama e sono nuovamente al lavoroall'ufficiopostale... Non ti dimenticherò maima non mi è stato possibile farealtrimenti..."
     Deciso a fare definitivamente luce su questaintricatissima vicendaMauro prese una settimana di ferie e si precipitò aVerona. Puntò senza indugio alla volta del mio ufficiosalutò tutti gliimpiegatie poi venne a cercarmi sin dentro il mio ufficio.
     "Debora!" esclamò. "Deboracomehai potuto lasciarmi? Come hai potuto desiderare di appartenere ad un altroquando i nostri cuorii nostri corpile nostre anime sono cosìindissolubilmente legati? Torna sui tuoi passiDeborariparti con me! Eravamocosì felici insieme nella terra dei ciclopifra scogliroccegolfi etonnare! Deboranon posso più vivere senza di te!"
     "Il mio turno finisce tra un'ora" glidissi soltanto"aspettami davanti al bar qui accanto e ti spiegheròtutto."
     Un'ora dopo lo trovai ad attendermi nel luogoconvenuto: "Vieni con me" lo esortai prendendolo sottobraccio.
     Facemmo un bel tratto di strada a piedi e infineentrammo in una clinica privata; lo condussi al primo pianoin fondo ad unlungo corridoiofino ad una stanzetta dovesu due lettinistavano sdraiatidue corpicini focomelicii cui arti erano moncherinisimili a pinne di foche.Erano due mostridue aborti della natura... In piedidavanti alla finestrauna donnina rozza e mal vestitastanca e malandatainvecchiata anzi temporimirava quello scempio con occhi senza più lacrime.
     "Questa è mia madre" mormorai"equesti sono i miei fratelliquesta è la mia famiglia. Non ho nessun altro almondo: mio padre faceva l'accattonema è morto tanti anni fa. Tranne menessuno lavorae questi poveri reietti devono pur vivere..."
     Vidi Mauro impallidire: si era reso subito contodel dramma sconvolgente che stavo vivendo e della tragedia che era stata la miavita.
     "Siamo gente taratadal sangue marcio"seguitai"e Baldi ha promesso che si prodigherà per porre riparo a tantostrazio con protesi artificialifatte su misurache sostituiscano gli artimancanti. In cambio io tornerò con Shari e farò da madre a Feìsalche micrede la sua vera madre... Avevo dato la mia parola ancor prima di conoscertiMauro..."
     "Tu non farai niente di tutto questoDebora" m'interruppe deciso.
     "Tu non sai il bene che mia sorella tivuole!" esclamò all'improvviso il più giovane dei miei fratelli."L'ho capito da come parlava di te... e da quello che mi ha detto miocuginoquello a cui tu telefonavi a Baghdad!"
     "E tu non puoi immaginare" gli fece ecoMauro avvicinandosi"quello che io sento per lei: è la mia vita e non lalascerò mai. E adesso mi siete cari anche voiperché siete parte di lei. Voiverrete a vivere insieme a noicosì Debora sarà finalmente libera di decideredi se stessa e della sua vitasenza più sottostare ai ricatti dinessuno..."
     Gratagli rivolsi uno sguardo ardente: "Nonallontanarti mai da me" lo implorai"cosa sarei io senza il tuocaloresenza la tua difesasenza la tua protezione? OhMauro... temo tutto...ho paura di tutto... Tutto mi spaventatutto mi sgomenta: sarei meno di unfiore appassitomeno di un albero cadutose mi mancassi tu!"
     Mia madrepiù indifesa e piccola che maistavaa guardare attonita quella scenaincredula e vergognosa. Eravamo curdi anchenoicome i figli di Leopoldoma il destino ci aveva risparmiato solo per farcisoffrire ancora di più: la sortecieca e sbadataaveva sbagliato strada einvece di prendere noimiserabili pezzentiaveva ucciso i tre fiorenti figlidell'ingegnere Pitti.
     Proprio in quel momento si udì un bussarediscreto alla portae Leopoldo entrò: notai che il suo aspetto era insolitoera pallido e sembrava molto stanco. Mi guardò intensamenteassorto epensierosoquasi volesse fissare la mia immagine nei suoi occhi dolentiincidendo indelebilmente i miei tratti nella sua memoria. Mi resi subito contoche il suo angoscioso pensiero era rivolto alla figlia morta: tre ne avevaavutoe tre ne aveva perso. E adesso si accontentava di vedere meche leassomigliavo tanto! Mi sentivo turbataangosciataleggevo la disperazione nelsuo animoe provai un senso di malesserementre lo scrutavo col sorriso sullelabbra.
     Ad un trattovolgendosi a Mauroesclamò:"Sono un uomo intelligentee ho la testa sulle spalle. È da molti mesiche ho scoperto l'imbroglio di Baldiideato per non far perdere al suofiglioccio la ricca eredità che sarebbe toccata a Debora... Ho pensato a tutto:Feìsal è quidietro la portache aspetta sua madre... TuMauroadessoprendi tua suoceratuo figlio e tua moglie e portali con te... Adesso Debora èlibera e non ha più bisogno di lavorare... Ma ricordaamico mioche spesso lafelicità ce la costruiamo sull'infelicità di qualcun altro... In questomomentoil dottor Baldil'unico che potrebbe ancora nuocere a Deboraoltre aSharidorme il sonno eterno insieme al suo figlioccio... Avevo già premeditatotutto da tempo... Appena uscirò di qui andrò a costituirmi... Partiteandatevia da Veronae tornate in quella Sicilia chesolacome un regno fatatoèriuscita a donarvi un po' di felicità... Deve ancora passare molto tempo perchéDebora guarisca completamente: la guerra ha inciso profondamente sulla suapsichee solo il tuo amoreMauropotrà farle dimenticare ogni cosaedonarle finalmente la serenità...avvicinandola a quel paradiso in terra cui hadiritto anche lei!"