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D'api un libero sciame, Industrioso e lieto, Se ne vivea felice: Stuol
di mosche inquieto, A cui la fame=anco l'invidia accrebbe, Un suo moscon
per capo eletto s'ebbe; E l'una si' gli dice. Noi siamo pur tante, L'api
pochissime; Cio non ostante, Son potentissime. Esca abbondante, Sicuro
tetto, Pace e diletto; E che non hanno Queste iniquissime? E il tutto
fanno Rette a repubblica. E noi, chi siamo? Noi pur vogliamo Liberta'
pubblica. Era il moscone Un vero omone, Saggio, prudente, E dell'api
sapiente. Onde a quel dire oppone Il ragionar seguente. Care mie figlie,
e' facile Il chiaccherar, ma il fare Da' un po' piu' da studiare. L'api
sono insettoni, Aspre di pungiglioni, Che le fan rispettare. Ma noi, di
tempra gracile, Che faremmo in battaglia Se un soffio ci sparpaglia? Le
pure api si pascono Dittamo, erbette, e rose; E in noi sempre rinascono
Mille voglie golose. La liberta' di svolazzar qua e la, Col periglio
temprata Di una qualche ceffata, Sia dunque ognor la nostra; Ne questa a
noi giammai tolta verra, Se il senno il ver dimostra. Cosi' il dotto
moscon, lor viste fosche Ralluminando, apria Che non potria=mai farsi un
POPOL MOSCHE. |